Repice: «Conquistato da stadio e applicazione dei giocatori»
FERRARA. Circa una settimana fa la sua inconfondibile voce ha cantato i versi dell’impresa biancazzurra contro la “Vecchia Signora”. Ora, Francesco Repice si trova impegnato in Inghilterra al seguito...
FERRARA. Circa una settimana fa la sua inconfondibile voce ha cantato i versi dell’impresa biancazzurra contro la “Vecchia Signora”. Ora, Francesco Repice si trova impegnato in Inghilterra al seguito - per Radio Rai - delle due amichevoli della Nazionale italiana di calcio. Era a Manchester, sarà a Wembley. Ma la notte del Mazza non la dimenticherà di certo nemmeno lui, che l’ha raccontata con il consueto trasporto e la solita sincera passione al fianco di Sergio Brio, definendo al triplice fischio la prova della Spal davvero “esaltante”. «Sì, secondo me è il termine più corretto – commenta il giornalista Rai – perché non concedere un tiro in porta a una squadra come la Juventus, nonostante non fosse in serata, è una cosa che rimane ben impressa. La squadra biancazzurra è stata padrona del proprio territorio così come lo è stato il pubblico ferrarese che ha spinto i propri beniamini fino all’ultimo istante».
La sua prima radiocronaca al Mazza se la immaginava con una cornice di pubblico così?
«Sì, devo essere sincero. Ero stato a Ferrara, che ritengo essere una città davvero bella, diverse volte ma in servizio allo stadio mai. Il pubblico della Spal ha creato un clima gioioso, tipicamente emiliano e propriamente ferrarese. I tifosi della Juve in quella bolgia non si sono praticamente mai sentiti».
Che idea si è fatto di questa Spal?
«Di una squadra che sta capendo che per salvarsi occorre mettere tutto in campo. Per un periodo di stagione si può anche pensare al bel calcio, a volte spregiudicato, ma ora è il momento di mostrare la propria aggressività e ho visto quello che deve fare una squadra che vuole salvarsi: tutti applicati alla lettera correndo come degli indemoniati e cercando di ripartire dopo il recupero del pallone».
C’è qualche singolo che la sta colpendo particolarmente?
«Direi Cionek per il suo senso della posizione. Antenucci per la voglia che mette in gioco e Schiattarella che ha dato ordine della squadra fungendo da regista come fa Magnanelli nel Sassuolo, altro giocatore che personalmente adoro».
La chiave di volta per essere ancora competitivi nella lotta salvezza è stata la permanenza di Semplici, nonostante quel periodo buio?
«Ovviamente sì. Basti pensare a quanto successo la scorsa annata a Crotone con Nicola. Un esonero non avrebbe avuto senso. Semplici è un allenatore che conosce a memoria ogni suo singolo giocatore, ogni angolo del campo di allenamento e ogni cosa della sua squadra. Mandarlo via sarebbe stato dannoso. Sono stato un malato, uno studioso delle tattiche, ma parlando con tanti allenatori mi son reso conto che numeri e moduli contano poco o nulla se in campo non ci va qualcos’altro».
Come vede la lunga bagarre verso la salvezza?
«Avvincente. La Spal è lì ed è pronta a giocarsela. Mi sembra che il Crotone possa avere qualcosina in più semplicemente per il fatto che è già stato abituato a certe battaglie. Il Chievo si può risollevare, ma non è un caso che sia lì: quest’anno sono venute a mancare un paio di certezze e le carte d’identità di alcuni iniziano a pesare». (a.d.)
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