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Un mastino per il Grifone Everton Luiz la diga Spal

Un mastino per il Grifone Everton Luiz la diga Spal

Arrivato a gennaio ha faticato a brillare. Ma con Bologna e Juve è stato tosto

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FERRARA. Se mister Semplici, sabato pomeriggio a Genova, opterà per schierare ancora una volta il brillante Pasquale Schiattarella nella posizione di regista - al posto di Viviani -, ne conseguirà un esponenziale aumento delle percentuali d’impiego dal primo minuto per il brasiliano Everton Luiz Guimarães Bilher che andrebbe così a sostituire lo squalificato Kurtic. Il centrocampista, che a maggio toccherà la soglia dei trent’anni, si allena regolarmente da ormai due mesi con la Spal e spera di riavere una possibilità di titolarità da sfruttare nel migliore dei modi. La sua affermata maturità calcistica rimane la giusta chiave per mantenere aperta la porta legata al percorso di adattamento al calcio italiano, e il recente miglioramento della condizione fisica sta esaltando il suo credo sportivo manifestato con corsa, sostanza e aggressività. Gli oltre quattro anni e mezzo trascorsi nel vecchio continente con le maglie di Lugano, San Gallo e Partizan, gli sono serviti come trampolino di calcio per approdare in Italia tra la curiosità dei tifosi biancazzurri (ma non solo), vogliosi di vedere all’opera colui che viene soprannominato “cane da guardia” e “polmone d’acciaio”.

«Sono felice di essere qui, sono stato accolto bene da tutti e non vedo l’ora di misurarmi con un campionato difficile come quello italiano. E’ un passo molto importante nella mia carriera, arrivo in una buona squadra che può centrare i propri obiettivi». Queste furono le primissime e quasi uniche parole del centrocampista nativo di Porto Alegre alla presentazione in maglia spallina a gennaio. Everton non è un ragazzo che ama parlare troppo, ma un personaggio più che riservato, ricco di principi, emozioni e amore per la propria famiglia (la moglie Luana e i tre figlioletti Luna, Bernardo e l’ultimo arrivato Enzo). Il suo esordio con la maglia della Spal è datato 10 febbraio, dopo due partite osservate dalla panchina senza collezionare un minuto di calcio giocato (Inter e Cagliari). Mister Semplici lo schiera come mezz’ala destra titolare nella sconfitta interna contro il Milan. La sua partita, con il compito di limitare la qualità del duo Bonaventura-Calhanoglu, dura soltanto cinquantacinque minuti (al suo posto entra Paloschi) e come tutta la squadra non offre una prestazione positiva. Le successive due panchine contro Napoli e Crotone iniziano a far chiacchierare in molti sul suo arrivo. Ma il tempo nel calcio è tutto, soprattutto per chi aveva disputato l’ultima partita (nella Superliga Serba) ancor prima della metà di dicembre.

E allora Semplici gli ridà fiducia con oltre venti minuti nella partita più adatta alle sue caratteristiche: un derby acceso, in casa, con il campo pesante e dentro una vera bolgia. Lui con il Bologna si esalta e al triplice fischio cattura consensi che ne conseguono un aumento d’autostima. La partita con il Sassuolo gli serve solo a mettere un altro minutino nelle statistiche stagionali, mentre il match contro la Juventus sarà sempre ricordato per quegli ultimi otto minuti da vero mastino con l’entrataccia su Barzagli che è ormai diventata uno dei simboli della vittoriosa trincea spallina.

Globalmente – nonostante una struttura fisica non propriamente da carrarmato – di Everton si è notata in particolare l’intelligenza tattica nella scelta della posizione migliore da occupare in ottica di recupero palla. Si tratta di un elemento di rottura decisamente utile nella zona nevralgica del campo. La Spal tra pochi giorni sarà chiamata alla battaglia sportiva di “Marassi” (altro stadio molto caldo). Il “guerriero” brasiliano scalpita ed è a disposizione: al condottiero biancazzurro non resta che scegliere se schierarlo dal primo minuto per una partita da garretti saldi.

Alessio Duatti

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