«Al Cus chiedo di dare in campo tutto ciò che ha»
Rugby serie B. Capitan Fogagnolo è il simbolo della squadra e sprona sempre i compagni
FERRARA. «Senza nulla togliere agli altri che lo hanno preceduto, affidare i gradi di capitano ad Alberto Fogagnolo, in una stagione complicata come questa, è stata la scelta migliore che potessimo fare».
Parole e musica dei tecnici del Cus Ferrara rugby, che si godono con fiducia i progressi fatti dalla squadra guidata in campo appunto da Fogagnolo. Classe ’86, rodigino trapiantato a Ferrara da tempo immemore, è medico chirurgo all’arcispedale S. Anna. Vive il rugby come avesse fatto il giuramento di Ippocrate e in questa stagione sta inanellando prestazioni sempre positive per l’esempio che porta in campo, dal quale esce sempre distrutto. A volte non è nemmeno annoverato tra i migliori, tanto è alto il suo standard di rendimento da essere quasi recepito di default.
Qual è la difficoltà maggiore nel fare il capitano?
«Essere sempre all'altezza del ruolo. Essere un esempio di dedizione, di cultura del lavoro - dice Fogagnolo -; non devi essere il più grosso o il più bravo, ma essere un trascinatore e un collante. Devi chiedere sempre il massimo a te stesso. Il primo ad assumersi responsabilità e l'ultimo a tirare i remi in barca e questo richiede grande autocritica e sacrificio».
Cosa ha detto ai ragazzi a fine partita col Villorba?
«Che di tutto il match porterò con me la difesa degli ultimi venti minuti. Quando senza fiato, senza energie e senza possesso palla abbiamo retto di testa e di grinta. Sono orgoglioso di essere capitano di questo gruppo. Avevo gli occhi lucidi e gente che gioca da anni piangeva a fine gara».
Pregi e difetti della squadra?
«Nei pregi metterei l'attitudine difensiva, la mischia chiusa, molti giovani interessanti che al primo campionato in B si stanno facendo quasi tutte le partite da titolari. Anche il miglioramento tattico; proviamo in allenamento quello che vediamo non funzionare nell'analisi video e dopo mesi siamo riusciti ad avere una struttura di gioco affermata a prescindere dagli interpreti».
«Poi c'è uno zoccolo duro che a questo gruppo tiene davvero, perché con questo gruppo questi giocatori si sono formati e cresciuti. Gente che ha dato il massimo in serie B l'anno della retrocessione, quando ci si allenava in otto e sempre gli stessi. E che con rabbia ha dominato la serie C quando molti di questi avevano la possibilità di andare altrove».
«Nei difetti metterei una rosa un po' corta - aggiunge Fogagnolo -; abbiamo recuperato giocatori importanti proprio quando ne abbiamo persi altri. Avevamo anche un grosso gap di fitness nei confronti di squadre migliori che nelle ultime settimane stiamo limando».
Cosa dirà ai compagni per spronarli nelle prossime partite?
«Che giocare a rugby è un grosso privilegio e un continuo mettersi alla prova ma è anche un sport crudele. Serve tantissimo lavoro per fare un passo avanti e basta un niente, per farne cinque indietro. L'unica delusione che non si può digerire non è perdere ma realizzare di non avere espresso in campo quello che si è veramente».
Dario Cavaliere
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