«Antenucci leader La Spal può farcela»
Parla Doni: «Genoa altalenante, partita apertissima»
FERRARA. Genovese. Cresciuto nel Genoa. Pupillo di un’icona del Grifone quale il professor Scoglio (che però lo allenò nel Messina e non in rossoblù. E due stagioni (1985/86 e 86/87) con la maglia della Spal, Galeone e Ferruccio Mazzola come mister.
Paolo Doni sabato sarà in tribuna a “Marassi” per la sua partita. Questione di passato, di appartenenza. E con due squadre che si schierano con la difesa “a cinque”, tre centrali, viene da pensare che in questo calcio un difensore come Doni (mancino, veloce, aggressivo, forte di testa) - giocasse al giorno d’oggi - si troverebbe a nozze, anche in serie A.
«Mi dichiaro spallino, in generale - afferma Doni, con il suo inconfondibile accento genovese -. Dopo tanto tempo, sono tornato a Ferrara un anno fa, da turista, ed ho avuto un tuffo al cuore. È stato come se il tempo si fosse fermato. Come si fa a non restare legati ad una realtà come Ferrara e la Spal? Resterei a parlarne per tutto il giorno».
Un legame profondo, con radici antiche. Paolo Doni spiega tutto:
«Dopo due anni nella Primavera del Genoa ed il successivo prestito all’Imperia, arrivai alla Spal nel 1985. Due stagioni meravigliose, che mi aprirono le porte del salto di categoria. La vera partenza della mia carriera è avvenuta lì. Dopo il primo anno, il Genoa riportò a casa Chiappino ed il compianto Rotella, che erano alla Spal in prestito mentre io ero in comproprietà. Il direttore generale del Genoa era Sandro Mazzola, al quale il fratello Ferruccio, nuovo allenatore della Spal, chiese di lasciarmi a Ferrara, a titolo definitivo. Fui ben felice di restare, l’unico piccolo rimpianto che mi accompagna fino ad oggi è che non capisco perchè il Genoa in quegli anni riprese tanti ragazzi dando loro una possibilità, e non fece altrettanto con me. Comunque, nessun rimpianto, la mia carriera l’ho fatta. E alla Spal devo tanto».
Quanto alla partita di domani, Doni la inquadra così:
«La Spal l’ho vista diverse volte, sia pure in tv. Ha identità e la china è ascendente. Il Genoa è squadra difficile da inquadrare, ha risultati altalenanti, in casa è capace di fare risultato con qualche big e di stentare nelle gare alla sua portata. Alla luce di questo duplice dato di fatto, credo che la Spal possa tranquillamente venire qui a Genova per dire la sua e farcela. Però, ripeto: il Genoa può fare benissimo come faticare, ed è anche questa imprevedibilità ad accrescere le possibilità che la partita sia veramente aperta ad ogni risultato».
Sul giocatore suscettibile di spostare gli equilibri, Doni non ha dubbi:
«Antenucci. Gioca, fa giocare e segna pure. Inoltre mi sembra un vero trascinatore. Sarà l’uomo da tenere sotto controllo».
La Spal e la permanenza in A? Doni indica il fattore decisivo, o di gran peso:
«Il pubblico, il tifo del “Mazza”, la realtà di Ferrara. Una piazza che per quanto e come vive con e per la propria squadra, avrebbe potuto fare la serie A già in anni precedenti allo storico approdo del maggio scorso. E adesso la categoria va mantenuta, Ferrara e la Spal la meritano».
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