Spal di eroi, pareggio in casa Genoa
Sotto 1-0 e con un uomo in meno per discutibili decisioni arbitrali i biancazzurri pareggiano con Lazzati e lottano fino alla fine conquistando un punto d'oro
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GENOVA. Alla ripresa del campionato dopo la sosta per gli impegni delle Nazionali, la Spal riprende da dove aveva lasciato: facendo punti. Quinto risultato utile di fila, un pareggio di platino per la classifica, per la salvezza. Un risultato ottenuto in rimonta, con prestazione da toni epici, in dieci contro undici per un tempo e mezzo. Biancazzurri eroici, più forti dei propri errori e di un arbitraggio scandaloso. Questa squadra è un blocco, ha cuore e attributi, è lanciata verso la permanenza in serie A. Ci sarà molto da battagliare e molto da soffrire, ma la strada è sempre più quella giusta.
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Spal in campo con la formazione prevista: è Everton Luiz a sostituire lo squalificato Kurtic, così mister Semplici non sposta Schiattarella a mezz’ala ma lo conferma come perno del centrocampo riproponendo la soluzione inaugurata a Crotone e che ha dato tanti benefìci. Anche il Genoa è quello annunciato, con Lazovic in fascia destra e Rigoni preferito a Bessa. Lapadula in attacco al fianco di Pandev. Avvio per cuori forti. Dopo pochi minuti, infatti, è già calcio di rigore per il Genoa. Colossale errore-ingenuità di Meret, Bertolacci ci marcia un po’ ma la penalità è evidente. Per fortuna il portiere si redime immediatamente e dopo due minuti di nervosismi, discussioni, litigi, prese per il collo - con l’arbitro che separa Schiattarella dai genoani - vola a ribattere l’esecuzione dal dischetto di Lapadula. Pericolo scampato.
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La gara corre sui binari dell’equilibrio, ritmi alti, agonismo notevole, molti errori tecnici, perfino un contropiede spallino di Antenucci - con presupposti interessanti - vanificato a causa dell’assurdo placcaggio operato da Costa (che era nettamente alle spalle del compagno che filava verso l’area avversaria) su un genoano. Partita bruttina, Spal un po’ attendista, un po’ meno ordinata del solito ma - insomma - situazione apparentemente sotto controllo. Apparentemente, appunto.
Perchè Felipe combina un patatrac, Lapadula si mangia il gol e Vicari lo evita, ma dopo uno stop interminabile l’arbitro (forte di non si capisce quale ausilio video) s’inventa l’espulsione dello stesso Vicari - che in realtà non ha toccato Lapadula, se non lievemente ed involontariamente già che rallenta anche il passo per non incocciare nell’avversario che si sbilancia da solo al momento del tiro - ed il secondo rigore a favore del Genoa. E questa volta è gol.
La Spal subisce il colpo. Semplici disegna la difesa “a quattro” Lazzari-Cionek-Felipe-Costa, non fa sostituzioni, mantiene le due punte: giusto, è un segnale di coraggio. Ma la squadra pare un po’ frastornata, frenetica, febbrile, e fatica a gestire palla, posare il gioco, costruire. Comunque vergognosi i 3 minuti di recupero, ce ne stavano almeno il doppio.
Nella ripresa la Spal alza il baricentro del pressing, ci mette tutto il cuore possibile, lotta su ogni pallone. La fotografia è il furioso tackle scivolato con cui il guerriero Everton recupera palla al limite della propria area innescando il contropiede di Schiattarella che invita Lazzari al magnifico diagonale del pareggio. Delirio.
È una battaglia. Intensità a mille. Cionek salva. C’è da soffrire, in trincea. Elmetto e baionetta. A sette dalla fine Semplici si copre, mette Vitale (all’esordio in campionato) per Antenucci, col solo Floccari - che aveva rilevato Paloschi - di punta. Quattro minuti di recupero. Non finisce mai. Poi, finalmente, il fischio finale. La Spal festeggia. Il risultato, per come è arrivato, per come è stato voluto, ed alla luce delle notizie provenienti dagli altri campi, è stra-pesante. Benone. Non resta che proseguire così.
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