La Krifi riceve la capolista Medea Martinelli: «Serve uno scatto»
FERRARA. Cinque partite alla fine della stagione, tre contro le prime tre della classifica e altri due confronti di spessore. Per l’ultima fase di quest’annata senza più obiettivi da qualche mese, la...
FERRARA. Cinque partite alla fine della stagione, tre contro le prime tre della classifica e altri due confronti di spessore. Per l’ultima fase di quest’annata senza più obiettivi da qualche mese, la Krifi dovrà superarsi. Emblematico, in questo senso, l’impegno di oggi contro il Medea Montalbano (si gioca al palasport, ore 18, arbitri Libardi e Circolo di Bologna), ossia la squadra più forte del girone, proprio per iniziare questa serie finale, dopo la sosta per Pasqua, con il match clou.
Sì, parliamo della squadra che sta cercando di riportare Macerata in serie A. Due partite perse finora, una a Portomaggiore e una a Fano, ma a novembre e dicembre, tre punti di vantaggio sul Sa.Ma. per mantenere il primo posto. La squadra di coach Pasquali è nelle condizioni migliori per portare il vantaggio della posizione di vertice ai playoff. Sestetto titolare consueto annunciato per il Medea, con Miscio in regia, Scuffia opposto, Casoli e Di Meo in banda, Alex e Michael Molinari centrali, Gabbanelli libero.
Per la Krifi, probabile l’inserimento in banda di Ballerio in diagonale a Bortolato: Vanini-Casaro e Bernard-Smanio le altri diagonali, Poli libero. Marco Martinelli descrive così il Medea: «È una squadra dall’ottimo tasso tecnico, a cui unisce anche qualche giocatore di grande esperienza in ruoli fondamentali. Davvero difficile mettere in difficoltà questa compagine».
All’andata, a dicembre, sconfitta 3-0 per i ferraresi, ma con due set terminati a 23. Il problema attuale è motivazionale: «Non possiamo pensare di affrontare questa partita in modo “asettico” - afferma Martinelli -, è chiaro che dovremo mettere in campo tutto l’entusiasmo possibile, la componente agonistica e motivazionale dovrà essere alta. Solo così possiamo pensare di ribaltare il pronostico, come ci è successo altre volte in passato».
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