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Spal, la stagione in una settimana

di Paolo Negri
Spal, la stagione in una settimana

Da domenica 15 a Firenze a sabato 21 con la Roma, passando per mercoledì 18 col Chievo: sette giorni fondamentali

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FERRARA. Tour de force. Tre partite in sette giorni. Da domenica prossima, il 15, a sabato 21, passando da mercoledì 18. Fiorentina in trasferta, poi doppio turno casalingo con Chievo e Roma.

Poco tempo per allenarsi, pochissimo per rifiatare. E tutta una stagione in gioco. Perchè dopo questo trittico i verdetti non saranno definitivi, ma resteranno solo quattro giornate e ciò che ci si porterà dietro rischierà fortemente di pesare moltissimo, in un senso come nell’altro. Quella che verrà, dunque, sarà la settimana più importante - o giù di lì - della stagione spallina. Fase cruciale, cammino durissimo: la Fiorentina è la squadra più in forma del momento (sei vittorie di fila); quello con il Chievo sarà uno scontro diretto decisivo; la Roma si giocherà l’ingresso nella prossima Champions League.

La Spal ha scalato montagne, sta continuando ad arrampicarsi, ma la vetta resta da conquistare. Ed il percorso si annuncia impervio. La ricetta per farcela? Concentrarsi solo su se stessi. Non stilare tabelle di marcia. Continuare a giocare con lo spirito, la maturità, la determinazione e la qualità che hanno fruttato gli attuali sei risultati utili consecutivi (10 punti conquistati), non dare alcunchè per impossibile (nemmeno l’imminente, in teoria proibitivo visto il cammino della Viola, confronto sul campo della Fiorentina).

Sarà durissima, ma è nelle difficoltà che ci si esalta. La Spal lo ha fatto uscendo dalla spirale negativa ed infilando il momento migliore della sua annata. Il rammarico, nell’ultimo periodo, è legato agli episodi. Alle direzioni arbitrali. Ai rigori. Quelli dati (agli avversari) e quelli non concessi (ai biancazzurri). Il penalty finale su Grassi, col Sassuolo (dopo i due accordati ai neroverdi), avrebbe potuto fruttare la vittoria: 2 punti in più, Spal ora a 29. Quello (il secondo) vergognoso pro-Genoa, con annessa l’assurda espulsione di Vicari, ha condizionato la gara contro i rossoblù, anche se poi è giunto il pareggio di Lazzari. Ma avremmo voluto vedere lo sviluppo del match con la parità numerica ed il punteggio sullo 0-0. E questo sabato, con l’Atalanta, passi per il rigore pro-Dea (Gomez va giù per un alito di vento, ma Costa è improvvido nell’appoggiargli le mani addosso, ed il fischio ci sta) e per quello non dato a Grassi, ma che dire dell’intervento di Masiello su Paloschi? Era rigore, tutta la vita. E poteva così maturare il successo: altri 2 punti in più, Spal adesso a 31. E con un simile bottino oggi si farebbero ragionamenti ben diversi: nessuna certezza, salvezza tutto tranne che già in tasca, ma un agio certamente diverso ed un innegabile doppio vantaggio (aritmetico e psicologico) sulla concorrenza.

Questi sono dati di fatto. Incontestabili. Ma si tratta anche di argomentazioni che competono a chi osserva da fuori, ed a chi dirige la Spal dalla scrivania. Chi lavora sul campo, mister Semplici ed i giocatori, non può finire per farsi condizionare da tale successione di espisodi sfavorevoli, anche se è inevitabile che i protagonisti pensino all’accaduto. Non a caso, saggiamente, pur lamentando i fatti, il tecnico ed i giocatori hanno mantenuto un profilo basso. La salvezza passerà esclusivamente attraverso loro. Perchè per il resto non c’è mai stato, non c’è e non ci sarà mai alcun tipo di aiutino. Cioè, semplicemente, di giustizia.



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