Spal, le emozioni di Semplici Per la prima volta a Firenze nello stadio dei suoi sogni
«Ci ho giocato due volte ma da fiorentino e mister della Primavera viola Domenica torno come avversario: ci tengo doppiamente a far bene»
FERRARA. C’è chi, bambino, udiva dal padre - ferrarese e spallino, ma innamorato di Firenze e della Fiorentina - antichi racconti su Julinho e Montuori, o su Uccellino Hamrin. E chi, come Leonardo Semplici, col proprio genitore è cresciuto a Fiorentina e Antognoni, affascinato da Campo di Marte, dalla curva Fiesole e dalle maglie viola.
Semplici è di Firenze ed ha Firenze dentro. E la Fiorentina è parte imprescindibile di questa profonda identificazione, di tale simbiosi con la propria città, il proprio mondo, la propria passione. In virtù di tutto ciò, è facilmente immaginabile il turbinio di sentimenti con cui domenica mister Semplici entrerà da protagonista - con la sua Spal - nello stadio dei suoi sogni di fanciullo. Se ci fosse anche una sola minima parvenza di dubbio, ci pensa lui a spazzarla via: «Per me sarà una partita particolare, inutile girarci intorno. La vivrò con emozioni speciali, profonde. Un viaggio nella memoria, ricordi, affetti. Al Comunale andavo a tifare. L’idolo? Antognoni. È sempre stato lui. Il mio giocatore di riferimento, quello che mi ha fatto appassionare: bravo, elegante, l’essenza del calcio».
Le strade della vita, e del football, portano a incroci inimmaginabili quando tutto era al principio. Semplici e Antognoni adesso, da un po’, si conoscono, si apprezzano, sono sulla stessa barca. Quella del calcio. Ruoli diversi, come diversi saranno gli obiettivi di domenica: Fiorentina in corsa per l’Europa, Spal alla ricerca della salvezza. Semplici non è combattuto, al di là della sua fiorentinità difende la sponda biancazzurra. Ma in questi giorni sta vivendo tante pressioni, amichevoli ma pur sempre pressioni: «È da almeno venti giorni che, da Firenze, mi stanno... massacrando». Messaggi, telefonate, richieste di interviste. Anche qualche speculazione, il volergli far dire a tutti i costi che il suo sogno è allenare la Fiorentina, cosa che Semplici - equilibratissimo e molto attento a non alimentare certe contorte dinamiche del calcio - si guarderebbe bene dal dichiarare, soprattutto in questo momento. Al di là di ciò, domenica il tourbillon emotivo sarà innegabile. Entrare in quello che oggi è il “Franchi” avrà un sapore tutto suo: «Ci sono già stato, da allenatore. Una semifinale e una finale di Coppa Italia Primavera (Semplici dal 2011 al 2014 ha guidato i giovani viola; ndr)».
Bilancio: 0-0 contro la Juventus (allenata dal compaesano e grande amico Marco Baroni) il 18 febbraio 2012; una sconfitta, nell’aprile 2014, contro la Lazio di Simone Inzaghi, impostasi 4-2. Al consuntivo manca una vittoria, da conquistare domenica...
«Magari - esclama Semplici -. Certo il contesto sarà tutto diverso. In quelle circostanze entrai in campo da fiorentino e allenatore della Fiorentina, questa volta sarò sulla panchina della squadra avversaria, in serie A».
In tribuna, a tifare per lui, la famiglia e gli amici. Un sostegno morale importante, in occasione di una sfida difficilissima: «La Fiorentina - sottolinea Semplici - è una squadra forte, oltre ad essere la più in forma del campionato: sei vittorie consecutive, in serie A, rappresentano un cammino record, o giù di lì. Ma la Spal sta vivendo un momento positivo e vogliamo dare continuità. Io, poi, ci tengo doppiamente a far bene».
Lo scorso agosto, alla vigilia del debutto in campionato, in una lunga intervista ad un quotidiano nazionale, Semplici disse alcune cose bellissime, profonde. Gli chiesero cosa provasse pensando alla sua personale scalata dai dilettanti alla serie A. «Gratitudine», rispose il mister. Ecco, al giorno d’oggi è raro esprimere questo sentimento, alimentarlo, citarlo. Essere grati è qualcosa di eccezionale.
Altra domanda. Quando sono stati sorteggiati i calendari, che data ha subito evidenziato? «Il mio ritorno a casa: sono di Firenze e ho allenato la Primavera viola, quindi quella del 15 aprile».
Ci siamo, è arrivato il momento. Aggiungendoci un altro pensiero, intimo, fortissimo, struggente. Sempre prima di Lazio-Spal, in quell’intervista, gli chiesero a cosa o a chi avrebbe pensato: «A mio padre. E mi commuovo già… Purtroppo non c’è più da due anni: era il mio più grande tifoso e in questi anni, insieme alla mia famiglia, è stata la persona più importante della mia vita».
Nei favolosi ’70, quelli della Fiorentina yè yè, il signor Semplici entrava al “Franchi” portando Leo per mano. Siamo certi che domenica, in quello scenario per lui - per loro - magico, mister Semplici avvertirà e avrà babbo Antonio al suo fianco. E il loro sogno, nutrito in quegli anni, sarà compiuto.
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