La saga dei Novelli Da Firenze alla Spal
Carlo e Alberto: radici a Campo di Marte, storia biancazzurra
FERRARA. Campo di Marte. La storia parte da lì, a due passi dallo stadio che sorge nell’omonimo quartiere, dove affondano le radici dei più ferraresi, e spallini, dei fiorentini. Basta il cognome: Novelli. Carlo e Alberto sono parte della storia biancazzurra. Per sempre. Charlie ha fatto vibrare una generazione, Novelli II ha vestito a più riprese la maglia della Spal.
Quella in arrivo, domenica a Firenze, sarebbe stata la loro partita. Nati e cresciuti proprio a Campo di Marte: «In viale Edmondo de Amicis, strada parallela a quella dello stadio. Da un lato Coverciano, dall’altra il Comunale. Noi - racconta Alberto Novelli - stavamo a 500 metri dallo stadio».
Una passione sconfinata per la Viola, due carriere nel segno della Spal. Uno, Carlo, in biancazzurro ha giocato a Firenze contro la Fiorentina, in serie A; l’altro, Alberto, questa esperienza l’ha vissuta con la Sampdoria. Ma domenica vedrà la Spal tornare a Firenze a 50 anni di distanza dall’ultima sfida nella massima categoria. Un’emozione particolare, che non si descrive a parole.
I Novelli sono ideale ponte tra Firenze e Ferrara, tra la Fiorentina e la Spal, tra la serie A di un tempo (anni ’50 e ’60) e quella attuale. Amatissimi là (Alberto è stato tra i trenta prescelti da Viola nel cuore che ha premiato i giocatori cresciuti nella Fiorentina ma che poi hanno fatto carriera e debuttato in A altrove) come qui. Carlo icona della Spal 5ª nel campionato 59/60, Alberto depositario delle rinnovate speranze biancazzurre di rilancio quando all’inizio dei ’70 scese dalla Samp (in A) alla C per riportare la Spal là dove stava e da dove era retrocessa con un doppio passo del gambero. E poi, la sua boutique in via Voltapaletto era meta di pellegrinaggio, anche perchè da ragazzini si sperava di incrociare Ricky Albertosi, portiere della Nazionale e cognato di Alberto.
Delusi dalla Fiorentina, i Novelli. «Carlo - spiega Alberto -giocò il primo Torneo di Viareggio e venne premiato come miglior giocatore. La Fiorentina invece di promuoverlo in prima squadra lo prestò, ma dopo poche partite si ammalò: pleurite, che all’epoca non era cosa di poco conto. La Fiorentina se ne lavò le mani, e nostro padre - con grandi secarifici - lo fece curare per un anno, a penicillina. Mio fratello voleva smettere di giocare ma Aldo Biagiotti, ex calciatore della Spal, lo convinse a ripartire dalla Sestese in serie D, da dove poi lo prese la Spal. Io giocavo nei pulcini della Fiorentina, ma dopo quell’episodio il babbo non volle più che continuassi in viola, così ricominciai dalla squadra della parrocchia».
Di lì a qualche anno i due fratelli si sarebbero ritrovati a Ferrara, nella Spal. Ed in città rimasero anche dopo aver concluso le rispettive carriere, aprendo tra l’altro un’attività imprenditoriale notissima.
L’accento di Alberto rimane inconfondibilmente fiorentino, ma il cuore è qui: «Sono venuto via da Firenze a 17 anni, e non sono più tornato, ormai non ho neanche più nessuno, se non la sorella di mia moglie e qualche cugino».
Al Comunale ci ha giocato con la gloriosa Rondinella, suo trampolino di lancio, e poi da avversario della Viola. Lo stadio di Firenze, oggi, porta il nome di Artemio Franchi, che della famiglia Novelli fu prezioso alleato: «Lavorava al settore giovanile della Federcalcio, che aveva sede a Firenze. Vedendoci giocare, conobbe mio padre e ne divenne amico. Gli diede consigli, lo aiutò per vicende legate ai cartellini, a come svincolarci dalla Fiorentina».
Profondamente fiorentino ed altrettanto profondamente spallino: domenica Alberto Novelli per chi vibrerà? «Sarà un’emozione. E, senza il minimo dubbio, tiferò per la Spal».
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