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Dieci anni fa il Club saliva sull’Olimpo

di MARCO NAGLIATI
Dieci anni fa il Club saliva sull’Olimpo

Il 14 aprile 2008 la vittoria a Fabriano Fu promozione. E si scrisse la storia

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Quella notte Patrick Mutombo la mise sullo spirituale, toccandola piano: «È stata la volontà di Dio». Roberto Mascellani, avvezzo alle ruvidezze imprenditoriali, sposò invece la linea del pragmatismo: «Alla vigilia mi dissero che se non avessimo vinto quel match, poi non saremmo mai saliti in serie A. Mandai tutti a quel paese». Era il 14 aprile del 2008, un lunedì dolcemente primaverile e teso come ogni notte che sportivamente pretenda rispetto. Dieci anni fa, al Pala Guerrieri di Fabriano, il Basket Club raggiunse il punto più alto: vinse 81-74 conquistando la promozione in serie A. Con due turni di anticipo. Un’avventura iniziata nel 1981 trovò approdo nell’Olimpo dei canestri. Mascellani era presidente dal 1999, erede dei Mazzanti e di Scopa. Rilevò una società sostanzialmente fallita da Pasquale Lauriola, vinse prima in B e poi una coppa di Legadue. Nelle Marche, al nono anno da massimo dirigente, l’apoteosi.

«Fu una soddisfazione immensa, raggiunta con un filo di sfinimento - raccontava ieri Mascellani -; i ragazzi giunsero alla fase decisiva un po’ bolliti, io ero stanchissimo». Fabriano fu, in effetti, lo zenit di un mese inebriante. Dodici vittorie consecutive lanciarono una Carife che era partita per recitare da protagonista, ma che dovette vedersela a lungo in uno sfibrante duello con la spigolosa Caserta. Loro talento ed imprevedibilità, gli estensi senso di squadra e compattezza. Sprinter contro maratoneti. Da dicembre, Caserta non riuscì a tenere il ritmo implacabile dei duca d’Este. Tra marzo e aprile i giorni della pazzia. La Carife Club ebbe in sorte dal calendario sfide non solo complesse, pure emotivamente sentite. Derby. Per dire: la banda di coach Valli passò a Reggio Emilia al termine di una battaglia che prosciugò energie e tolse di mezzo Allegretti (out per il resto della stagione). Poi il duello di Faenza contro Imola: sotto di 23 punti all’intervallo, rimonta imperiale e vittoria mentre Caserta cadeva a Pistoia. Welcome to paradise.

A quattro giornate dalla fine della stagione regolare, otto punti di vantaggio però con Caserta da affrontare al penultimo turno. Serviva un ultimo sforzo. C’erano fiatone e batticuore: oltre ad Allegretti, out pure Nnamaka. A Ferrara arrivò Rimini e vinse all’ultimo secondo. Primo match ball sprecato,Carife nervosa. Zoppicante. Nella centrifuga. Il “tutto” così vicino, così distante... Ed ecco Fabriano, seconda chance. Dai, per tanti “il giorno” era quello: volontà divina o meno. Scendendo nelle Marche facile imbattersi in auto con bandiere bianconere sventolanti dai finestrini, superare il serpentone dei pullman. Si percepiva quel nervosismo che precede i grandi eventi. Oltre 700 ferraresi sugli spalti, partita complicata (falli rapidi di Collins). Il Club vinse con la saldezza mentale. Tanti Jedi accompagnati dalla forza. Il “Maradona” di Ferrara, alias Farabello, leader. Il big man Jamison padrone dell’area. “Zanna” Zanelli killer da tre. «Avevamo la lingua fuori - dice Mascellani - avessimo perso, poi ai playoff non ce l’avremmo mai fatta a salire in A. Correvamo il rischio di essere posseduti dalla sindrome di Dorando Pietri: crollare ad un passo dal traguardo. Non fu così, mi tuffai in mezzo alla gente: sfinito». E storia fu.

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