Spal, nel ’68 scudetto che costò sconfitta e retrocessione
Il 25 aprile la De Martino battè la Fiorentina: 1-1 e monetina I viola: «Vi mandiamo in B». Il 5 maggio lo fecero davvero
FERRARA. Ci sono vittorie che costano sconfitte. Può accadere. Dal trionfo al baratro, il passo è breve. Ne sa qualcosa la Spal, il cui destino nella stagione 1967/68 - che fino alla scorsa estate è rimasta negli annali per essere stata l’ultima dei biancazzurri in serie A - fu strettamente legato ad un colore: il viola.
Scaramantico, o bizzarro, come pochi, un grande ex allenatore spallino quale Giovanni Galeone (le cui stranezze erano pari solo al suo talento) soleva ripetere che lui non avrebbe mai guidato una squadra vestita di viola, mentre amava dirigere formazioni che indossassero il biancazzurro (lo aveva fatto alla Sangiovannese, con la Spal avrebbe regalato tre anni di bollicine, al Pescara una scintillante promozione in A). Di sicuro nel 67/68 il viola della Fiorentina non portò bene alla Spal. O, almeno, ci fu una sorta di legge del tre per cui tutto tornò indietro con effetti devastanti.
A fine aprile la Spal di Gibì Fabbri si recò a Salsomaggiore per le finali del campionato De Martino, il principale campionato alternativo dell’epoca, squadre composte da un mix di promettenti giovani del vivaio e ragazzi che magari facevano avanti e indietro con le prime squadre. Mentre la Spal in serie A si giocava la salvezza, la De Martino biancazzurra inseguiva lo scudetto di categoria. E, oltre ad un grandissimo allenatore, aveva tanti talenti, giocatori che avrebbero fatto carriera, elementi già consolidati al piano di sopra, potenziali fuoriclasse che non si sarebbero consacrati (leggi Ezio Vendrame). Con i vari Bigon, Pasetti, Bertuccioli, De Bernardi, Pomaro, Cipollini, Palazzese, Rizzato e lo stesso Vendrame, la Spal visse una stagione super. Ecco le finali. Lunedì 22 aprile 1968, 4-1 al Napoli. Giovedì 25, atto decisivo contro la Fiorentina. Che di lì a breve, poco più di una settimana, il 5 maggio, avrebbe ospitato la Spal per la penultima giornata di serie A.
E che succede? Succede che a Salsomaggiore la partita è tanto bella quanto tirata ed equilibrata. In maglia viola gente come Luciano Cavallo Pazzo Chiarugi, Ciccio Esposito, ma anche i vari Merlo, Ferrante, Mancin, Cencetti. Botta e risposta. Fiorentina avanti proprio con Chiarugi, Spal che pareggia con Albertino Bigon, su cross di Paolino (quanti vezzeggiativi...) Stanzial: tutti già adusi - su entrambi i fronti - alle sfide della serie A.
L’1-1 non si schiodò più. E qui entrano in ballo i ricordi. Gigi Pasetti ha avuto modo di ricostruire così l’accaduto: «Non c’erano i rigori, solo i tempi supplementari. Il presidente Paolo Mazza non voleva che la partita si prolungasse, perchè la domenica (il 28 aprile 1968; ndr) eravamo attesi da un fondamentale confronto casalingo con l’Atalanta e, appunto, molti di noi giocavano già in prima squadra. Così, Mazza ci invitò a commettere un fallo da rigore prima dello scadere del match, proprio per evitare i supplementari. Ma noi non lo ascoltammo, volevamo vincere. E andammo all’extra time. La gara però non si sbloccò. Il verdetto, come usava all’epoca, fu affidato al lancio della monetina. La sorte ci fu amica, vincemmo noi. Campioni d’Italia, con merito. Giocavamo un gran calcio. Quelli della Fiorentina, però, non la presero bene. Per niente. Uscendo dal campo ci gridarono: Vi facciamo retrocedere! Il riferimento era alla partita che di lì a poco si sarebbe giocata a Firenze, in serie A».
Prima, in ogni caso, c’era l’Atalanta, a Ferrara. La Spal vinse, 1-0, gol a tempo scaduto di Arturo Bertuccioli. Terzo successo consecutivo, dopo analogo 1-0 al Cagliari di Boninsegna e Riva e identico punteggio a Mantova, rete di Stanzial. Il 5 maggio, dunque, Fiorentina-Spal. Bassi, allenatore subentrato a stagione in corso e promosso proprio dopo l’ottimo lavoro condotto con i giovani, fece giocare i vari e già citati Cencetti, Mancin, Esposito, Ferrante e Chiarugi. Nella Spal, Cipollini, Stanzial, Pasetti, Bertuccioli, Palazzese... Ed i viola tennero fede alla loro minaccia di qualche giorno prima: 2-0, reti - paradossalmente - di due senatori quali il centravanti Mario Maraschi e Giancarlo “Picchio” De Sisti.
Il resto della storia? Spal retrocessa, appunto. E solo domani ritroverà la Fiorentina. Sperando in un altro epilogo.
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