UN NO A MEZZANOTTE HA ACCESO LA MAGIA
La telefonata arrivò verso la mezzanotte di quel caldo fine giugno 2007. Stefano Meller, agente di Maggioli, fu lapidario “Michele non viene, resta a Jesi”. Un mese di lavoro in fumo in pochi secondi,...
La telefonata arrivò verso la mezzanotte di quel caldo fine giugno 2007. Stefano Meller, agente di Maggioli, fu lapidario “Michele non viene, resta a Jesi”. Un mese di lavoro in fumo in pochi secondi, mentre stavo tenendo la mano alla mia adorata zia Dina all’ospedale di Reggio. Chiamai coach Valli: “Prendiamo un lungo americano, mi piace Jamison. Per il piccolo italiano ci penseremo”. Chiesi ispirazione a mia zia per il play-guardia. In quel sonno profondo, dal quale non si sarebbe mai più svegliata, mi fece arrivare come per magia un nome: Daniel Farabello. Richiamai Meller, agente pure dell’argentino con passaporto italiano: “Daniel è libero dopo aver giocato a Minorca, ora è in Sicilia in vacanza con la famiglia. Bisogna convincerlo a venire in A2”. Così il giorno dopo, ad un Mascellani deluso dal no di Maggioli, proposi il nuovo progetto tecnico e lui diede il via libera. Del resto era stato il “pres” a dire a maggio “questa volta ci proviamo a portare Ferrara in A”. Io mi fiondai alla Summer League di Treviso per chiudere Jamison con il suo agente e Giorgio Valli, che era in vacanza a Ragusa, andò al club Med di Kamarina a parlare con Farabello. Fu il completamento del mosaico già composto da un buon anno vissuto insieme da Andrè Collins, Filippo Masoni il mio reggiano, Fabio Zanelli, Brian Sacchetti, Marco Allegretti, Oluoma Nnamaka, il capitano Charlie Foiera, con anche l’aggiunta del diciannovenne ferrarese Valerio Mazzola. Li ricordo tutti con grande affetto!
Non esiste la formula per fare la squadra vincente: se no non vincerebbe uno solo. Non esiste la formula per avere uno spogliatoio che funziona a mille: se no la acquisterebbero tutti in farmacia. Non esiste la formula per non avere infortuni gravi durante la stagione: se no tutti si rivolgerebbero al vescovo della città. La nostra cavalcata trionfale, che divenne tale da dicembre, anche quando quella “bestia” di Jamison smaltì definitivamente i 15 kg in più con i quali era arrivato ad agosto, e che gli costarono una salata multa, ha però visto risolte tutte le formule difficili che si affrontano in una stagione sportiva. Società perfetta nei suoi impegni, staff collaudato con il ds Giacomo Incarbona, i coaches Giorgio Valli e Alberto Morea, gli uomini dei muscoli Michele Iacomucci e Carlo Piacentini, uno staff medico super condotto da Gaetano Gigliofiorito, e come non ricordare un pubblico straordinariamente entusiasta a riempire tutte le domeniche il “Pala”. E così nella notte di Fabriano, personalmente, si sono condensati in un attimo sei anni di lavoro. Quando arrivai nel 2002 e iniziai a portare allenatore e giocatori nelle scuole il coach veniva chiamato mister, i taxisti, miei habitué non avendo la patente, mi chiedevano spiegazioni sul tiro da tre, e nei bar si parlava ovviamente di Spal e della Yahoo volleistica di Giba e Gustavo. Ora era cambiato tutto, l’orgoglio estense, che sempre nel cuor sta dei ferraresi vista la loro fulgida storia che ha nel Castello il suo punto esclamativo, gioiva di quella prima volta: il basket in serie A! E quando poi si proviene da un’altra città e si ottiene un risultato così straordinario ci si sente un po’cittadini di quel mondo che ha saputo adottarti e metterti in condizione di lavorare molto bene, tanto anche da prendere in moglie una sua discendente. Così per non dimenticare mai...
* general manager del Basket Club
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