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La missione di Cortez «Regalare alla Bondi emozioni da playoff»

di Marco Nagliati
La missione di Cortez «Regalare alla Bondi emozioni da playoff»

Basket A2. Cortese in redazione prima del duello con Scafati La squadra ci ha sempre creduto. E giocherà per vincere

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FERRARA. «Mi chiamo Riccardo Cortese, sono giocatore e capitano del Kleb». Eccolo, “Cortez”. Ieri in visita alla Nuova Ferrara, tappa di avvicinamento ai playoff. Domenica e martedì 1 maggio doppia sfida al Pala Mangano di Scafati, venerdì 4 maggio “gara tre”: la prima della serie a Ferrara. Cortese in redazione porta con sé la Bondi intera: la voglia di un gruppo di partecipare alla lotteria promozione. Per essere tirato a lucido, Ricky ha saltato l’ultima di stagione regolare a Piacenza: «Sono in ripresa, in fase di recupero - dice la guardia -; la settimana scorsa ho effettuato un lavoro di mantenimento: piscina, pesi, cyclette. Tanta cyclette. Ormai sono diventato un ciclista. La gara di Piacenza per noi non contava granché, così ne ho approfittato per mettere a posto vari acciacchi che mi trascinavo da tempo. Più passa l’età e più ci si deve curare». Sorriso.

Cortese, ci racconti di questo traguardo playoff raggiunto al suo secondo anno a Ferrara.

«Premessa: quest’anno, rispetto alla scorsa stagione, avevamo un gruppo più completo ed esperto. Sin dal principio pensare solo alla salvezza sarebbe stato riduttivo e, francamente, poco credibile».

Nella scorsa annata lampi indimenticabili: avete piegato tutte le big, bolognesi comprese. Però vi siete salvati all’ultima giornata e niente post season.

«L’anno scorso la Bondi ha avuto momenti da fuochi d’artificio, veri colpi di scena. Stavolta il gruppo è stato più quadrato. Lineare. Soprattutto in casa, se ricordiamo che ne abbiamo vinte dodici su quindici. L’unico scivolone è stato con Piacenza. Al palasport di Ferrara è stato compiuto un percorso straordinario».

Diciamo che il propellente playoff è arrivato con il cambio di panchina: da Martelossi a Bonacina.

«Sono stati definiti meglio i ruoli di ciascuno di noi. Le gerarchie hanno avuto chiarezza. È stata trovata la dimensione giusta per ognuno e così abbiamo giocato più sicuri. C’è stata una maggiore leggerezza».

Senza trascurare che Rush ha trovato la condizione fisica cammin facendo.

«In effetti si tende a dimenticare che nel mese e mezzo di inizio campionato abbiamo giocato senza un americano. Erik ha avuto bisogno di tempo in quanto è giocatore che basa molto le sue prestazioni sull’atletismo. Se un guaio simile, per dire, fosse capitato ad Hall, ci avrebbe messo meno a fare la differenza perché Mike se la sarebbe cavata anche con la tecnica e l’esperienza».

Adesso, la parola magica...

«Playoff. Niente di meglio che giocare queste partite. È da agosto che stiamo lavorando per questo traguardo. Ne ho giocate in carriera di partite del genere: so già che a Scafati ci servirà quel qualcosa in più. La missione per le prime due sfide in Campania è rimanere sempre attaccati alla partita e nel finale, quando loro potrebbero sentire la pressione, cercare il colpo d’ala».

Lei ci ha sempre creduto?

«Sì, da gennaio io pensavo che ce l’avremmo fatta a qualificarci per la post season. Nello spogliatoio tutti volevamo ottenere il pass. Ma tutti davvero. E tutti convinti. Anche dopo il ko di Bergamo, alla terzultima giornata, ero certo che non avremmo fallito. Nessuno di noi temeva di sbagliare la partita decisiva con Jesi».

Crede, in questi due anni con la Bondi, di aver trovato la sua piena dimensione di uomo e giocatore?

«Mi è stato chiesto subito di essere più completo tecnicamente. Di assumermi responsabilità ed essere un uomo importante nella squadra anche a livello emotivo. In precedenza, in A2, avevo firmato per squadre che volevano la promozione: quindi roster lunghi e a turno un protagonista diverso. Non c’era bisogno di un vero faro. Al Kleb, invece, si è puntato su due/tre giocatori che si assumessero responsabilità maggiori. Ho avuto di più la palla in mano. Era ora diventassi questo tipo di giocatore. Ho rispolverato tanti tasselli che avevo messo nel bagaglio durante la carriera e ne ho aggiunti altri».

I playoff sono un premio?

«Ma quale premio: giochiamo per vincere, altroché. La classifica dice che siamo settimi e sfidiamo la seconda, ma se valutiamo soltanto il girone di ritorno il nostro valore è superiore alla settima piazza. Oh, certo: Scafati è forte e noi per quanto riguarda la pressione siamo più leggeri. Le aspettative maggiori sono sui nostri rivali. Però nel nostro spogliatoio nessuno pensa di non giocarsela».

A casa Cortese sarà un periodo emotivamente tosto. Papà Claudio, ex giocatore della Benedetto XIV, è alle prese con i playoff suoi con la Bondi e della Baltur.

«Beh, diciamo che mi ha dato la precedenza. Sarà a Scafati per tutte e due le partite».

Con Delfino, suo cognato, ci sarà un gran vociare di basket...

«Poca roba. Lui si allena con la Virtus, a tavola facciamo due battute e basta. Poi vado a giocare con i miei nipotini».

Riccardo, pensa già al futuro?

«Ho un altro anno di contratto col Kleb. Quindi...».



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