Questa Spal di cuore e passione
Schiattarella mister aggiunto, Gomis decisivo, Everton Luiz esalta il popolo che trascina la squadra
FERRARA. Il sangue (metaforico) di Manuel Lazzari. Il sudore di Everton Luiz. Le lacrime di mister Leonardo Semplici. Possiamo aggiungerci, anche se sono immagini assai meno retoriche, la vibrante partecipazione di Pasquale Schiattarella e la sobrietà di Alfred Gomis. Della serie, cartoline da Verona. Con un filo conduttore: lo spirito di corpo della Spal, protagonisti vecchi e nuovi, abiti diversi.
Partiamo dalla fine. Lazzari in campo al termine della partita, per esultare con i compagni. Non li ha mai lasciati, dopo l’infortunio non ha fatto la doccia, non è andato all’ospedale. È rimasto lì, ha giocato al loro fianco. Tutti ad abbracciarlo. Lui che abbraccia tutti.
Squadra sotto la Curva, con mister Semplici. Cori, applausi, incitamenti, comunione. Dietrofront, direzione spogliatoi. Si alza alto il ritornello Semplici, lalàlalà lalà... Il mister si ferma. Si volta. Torna, da solo, verso i tifosi biancazzurri. È commosso. Chi era lì in campo ha assicurato che, poco prima ed anche durante quell’ovazione, ha versato lacrime. Di tensione, di sollievo, di gioia, di emozione. Risponde all’omaggio, agita le braccia ad invocare ancor più forte il grido della torcida. Che si leva possente. Simbiosi incredibile. Il popolo riconosce il proprio condottiero.
D’altra parte, la gente non la inganni. Mai. Sa di calcio, capisce, coglie le sfumature. Non vive di schemi, tattiche e moduli raccontati in tv. Il suo ruggito è per i leoni. Per Antenucci che gioca con un polpaccio in meno. Per Costa che dopo un contrasto aereo cade male, si blocca, impreca, ma accelera il rientro per ricomporre la linea e poi disputa una gara da incorniciare. È per chi magari non possiede le doti di Messi ma ha cuore, polmoni, garretti e spirito da vero guerriero. Everton Luiz. Rincorre e asfalta tutti. Contrasta, conquista palla, fa la faccia cattiva. A ripresa inoltrata, ormai nella retta finale, con la Spal appena passata in vantaggio ed il Verona non ancora morto, Everton affonda il tackle feroce, ferma l’azione gialloblù, dà fiato alla Spal. E allora, lì, la Curva esulta e si esalta. Si carica a mille. Parte un boato. È il segnale, si va a vincere. Everton Luiz protagonista, i suoi mattoni per la casa salvezza. Preziosi come le fondamenta che pone Gomis. A lungo magnifico titolare, poi in panchina per il ritorno di Meret, adesso di nuovo numero 1 - dopo mesi - per l’infortunio del bravissimo collega (in tribuna a tifare). Mica facile. Ma Gomis è di ghiaccio. Come davanti a Cerci, cui nega il gol del possibile 2-1 Hellas e del conseguente probabile tracollo spallino. Tiene in partita i biancazzurri. Che vincono con i primi gol in campionato di Felipe e Kurtic: 12º e 13º marcatori stagionali della Spal. Una neo-promossa, una squadra che lotta per non retrocedere e che segna con ben 13 uomini diversi: qualcosa significherà, no?
Dal gol di Felipe a quello di Kurtic, dal 27’ al 48’ della ripresa, il batticuore è innegabile. Anche in panchina. Dove non siede Pasquale Schiattarella, perchè fa tutta quella fase di gara in piedi, ad agitarsi, sbracciarsi, dare indicazioni a bordo campo. Come un mister aggiunto. Capitano non giocatore, per l’occasione. Coinvolgimento massimo, totale.
La Spal è un corpo unico. Condottieri, leader, vecchi e nuovi protagonisti. Tutti insieme verso il traguardo finale. Così lo si vede più vicino.
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