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Fra Spal e Benevento è duello brasiliano Everton sfida Sandro

di Paolo Negri
Fra Spal e Benevento è duello brasiliano Everton sfida Sandro

Traiettoria e caratteristiche, tutto divide i centrocampisti Ma in questo momento Luiz può essere determinante

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FERRARA. Everton Luiz è dell’88. Sandro classe ’89. Everton è nato a Porto Alegre, Rio Grande do Sul, dove Sandro (mineiro di Riachinho) è cresciuto e si è imposto con l’Internacional. Everton, in Brasile, ha sfiorato il grande calcio passando per Ponte Preta e Palmeiras, con cui però non è stato lanciato. Tanto girovagare, punto massimo il titolo di campione alagoano con il Crb Maceiò. Sandro, con l’Inter, ha conquistato la Copa Libertadores e anche la SulAmericana, in pratica la Champions e l’Europa League del Sud America. Everton la Seleçao l’ha vista in tv, Sandro ne ha indossato la maglia per 18 volte, e con l’Olimpica ha pure vinto l’argento a Londra 2012. L’apogeo di Everton in Europa è stato il Partizan Belgrado, Sandro è stato pagato 10 milioni di euro dal Tottenham. Everton è 1.73, Sandro un gigante di 1.88

In comune hanno la nazionalità brasiliana. Per il resto ogni cosa sembra separarli. Ma tutto può capovolgersi rapidamente. Oggi, Sandro gioca nell’ultima in classifica della serie A, il già retrocesso Benevento. Everton è diventato idolo della nazione biancazzurra, con la Spal che se batte proprio il Benevento pone un’ipoteca serissima sulla salvezza. Da Porto Alegre a Ferrara, la loro traiettoria li porterà ad incontrarsi domenica al “Mazza”. Sfida diretta, duello a distanza. Tutti e due in mezzo al campo, centrocampisti centrali. Opposizione di stili. Sandro è certo un mediano di terrificante impatto fisico, ma anche raziocinante, classico, geometrico. Nell’Inter giocava da numero 5, primeiro volante. Squadra, numero e ruolo di un certo Paulo Roberto Falcao (morfologia e classe diverse, ok). Everton era più 8 che 5. Segundo volante. Un mastino. O cao da guarda. Mordi e fuggi, conquista palla, recupera, rilancia. Il tackle feroce che ha esaltato il popolo anche a Verona.

Al “Mazza” il compito di disturbare per primo Sandro, per evitargli troppa libertà d’azione e facilità nell’impostare il gioco, toccherà probabilmente ad un attaccante, chiamato anche ad assolvere un indispensabile compito di schermo. Ma i due, sicuramente, avranno modo di incrociarsi. Ognuno con il proprio stile, con i propri compiti, con il proprio peso sulle dinamiche delle rispettive squadre.

Sandro, un tempo nel mirino addirittura di Juventus e Inter, pareva in declino irreversibile. L’Inghilterra doveva essere il trampolino, la consacrazione. In realtà, non gli ha fatto bene. Un passo del gambero (dal Tottenham fino al Wba, passando dal Qpr) fino all’esilio in Turchia, nella periferia del calcio (Antalyaspor) e non in una grande del Bosforo, fuori dai radar. Incredibile, per un giocatore di quelle potenzialità, di quel talento. Benevento poteva sembrare la definitiva condanna, invece è stato il rilancio. Leadership, fascia di capitano, grandi prove, squadre importanti di nuovo interessate.

Everton ha avuto un’escalation continua. Un’improbabile avventura romena, la breve esperienza messicana, il ritorno alle longitudini meno pubblicizzate del calcio brasiliano, l’approdo in Europa per salire scalino dopo scalino: Lugano, San Gallo, Partizan. Europa League, preliminari di Champions. Dalla Juve serba alla Spal in lotta per non retrocedere poteva sembrare una... retrocessione. Al contrario: la serie A è ben altra vetrina. Alla Spal lo spazio se l’è sudato, se lo sta guadagnando. Ha caratteristiche ben diverse da Viviani e Schiattarella. Le gambe frullano, i muscoli vibrano, il carrinho è il suo pane. Non è un facitore di gioco, a Verona se n’è avuta la conferma, ammesso che servisse. Ma è prezioso, preziosissimo. E fa alzare la gente dai seggiolini. In questo arroventato finale di stagione, in queste gare decisive per la permanenza, l’energia di Everton può essere benzina determinante per i biancazzurri.

Spal-Benevento. Everton-Sandro. In comune, i due brasiliani, oltre al passaporto hanno uno dei rispettivi cognomi: Guimaraes. Per il resto, traiettoria e caratteristiche li dividono. Che dopodomani possa brillare la stella di Everton Luiz. E della Spal.

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