Pirlo, un sogno tinto d’azzurro
«Da Conte la voglia di allenare, magari in Nazionale. Lunedì 21 l’ultima gara»
MILANO. Ispirato da Antonio Conte, Andrea Pirlo non fatica a immaginarsi allenatore o con un ruolo tecnico nel mondo azzurro. Anche se è sfumata l'ipotesi di affiancare il suo «secondo padre» Ancelotti alla Nazionale. «Con Carlo ne abbiamo parlato. Sono ancora giovane, ho tempo per pensarci», ha raccontato l'ex fantasista a cui è stato assegnato il Premio «Il bello del calcio» in ricordo di Giacinto Facchetti nel «Candido Day» celebrato in memoria di Cannavò dalla Gazzetta dello sport. «Andrea ha le qualità per fare l'allenatore» dice Ancelotti in un videomessaggio, e per il dg della Figc, Michele Uva, «è indispensabile che la Nazionale coinvolga chi come lui ha fatto la storia del calcio».
Il bresciano, 39 anni il 19 maggio, due giorni dopo giocherà la partita d'addio a San Siro con decine di campioni convocati, fra cui l'amico Billy Costacurta, il vicecommissario federale in cerca di un ct. «Lo vedo spesso - ha spiegato -, sarebbe stupendo lavorare per la Nazionale, la maglia azzurra è una seconda pelle». Intanto prenderà il patentino, contagiato da Conte ai tempi della Juve. «Ci faceva vedere e rivedere video, davanti alla sua ossessione e passione mi è venuta un pò voglia di allenare», dice, in attesa di vedere se «scatterà la scintilla come a tanti miei compagni». Ad esempio Rino Gattuso, bersaglio degli scherzi di Pirlo a Milanello. «Mangiò un lumacotto vivo per scommessa e non gli abbiamo nemmeno dato i soldi», ha raccontato il campione del Mondo 2006. «In rossonero ho vissuto i miei dieci anni più belli», ha detto l'ex fantasista scorrendo i ricordi: le punizioni provate in casa usando il divano come barriera, gli inizi a Brescia con Mazzone e Baggio, l’esperienza all'Inter, la Prima Champions, la finale di Istanbul e il Mondiale. Senza rimpiangere il Pallone d'oro: «Non ho mai pensato fosse così importante, ero contento di vincere con la squadra».
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