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Spal in spider E va in scena “Il sorpasso”

di Marco Nagliati
Spal in spider E va in scena “Il sorpasso”

In poco più di due mesi i biancazzurri hanno scavalcato ben quattro formazioni

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FERRARA. Ottanta giorni fa era diluvio. Cielo nero, pioggia. Letteralmente: lampi. Spal battuta di misura a Napoli (all’epoca capolista con un punto avanti alla Juventus) sotto un acquazzone. La panchina di Semplici, traballante, veniva blindata da patron Colombarini. La classifica invece era veleno: biancazzurri terzultimi con 17 punti (davanti solo a Verona a 16 e Benevento a 10) e soprattutto con 4 punti di ritardo sull’ultimo posto utile a salvarsi. In quel momento occupato dal Crotone (quota 21). Era febbraio, domenica 18: il momento più duro della Spal. Semplici, con un filo di voce, disse: «Adesso però il ciclo delle partite “impossibili” è finito. Ora avremo incontri più abbordabili e le big toccheranno agli altri». Profetico. Poco più di due mesi e mezzo dopo, la Spal ha messo in scena il sorpasso. Come nel film di Dino Risi del 1962, ecco il fotomontaggio che simboleggia il momento: bomber Antenucci e mister Semplici sulla spider che dà l’idea di benessere e spensieratezza. In undici giornate di campionato, la squadra estense ha “sverniciato” tutte le rivali dirette: quattro successi, sei pareggi ed un solo ko (con la Roma). Otto risultati utili consecutivi, vinte le ultime due partite. Significano diciotto punti, contro i tredici del Crotone, i nove del Chievo, gli otto del Cagliari e l’uno misero dell’Udinese.

Nel momento più crudo (domenica 25 febbraio), all’ora di pranzo, la Spal ha finito il digiuno. Allo Scida di Crotone gli uomini veri hanno ruggito e reagito: Antenucci boom, Simic bang, Paloschi di rapina. Carburante emotivo indispensabile. Sette giorni dopo, un’altra rossoblù al tappeto: il Bologna. Prestazione meravigliosa e tonica, missile rasoterra di Grassi e nel finale (al 90’) l’erroraccio di Destro che ha graziato i ferraresi. Lì, s’è capito: il vento sta cambiando.

Mentre il Cagliari arrancava, il Chievo si incartava, l’Udinese crollava, la Spal ha badato al sodo. Pareggi che facevano classifica, mettevano le fondamenta. Non senza polemiche: vedi rigori contro e non a favore col Sassuolo e con l’Atalanta. Pure un punto di platino con la Juventus (che serata da lucciconi, quella), un altro tostissimo a Firenze. Piccoli passi che all’apparenza non davano scossoni veri e propri, epperò alimentavano fiducia e autostima. Mister Semplici ha fatto di necessità virtù, dovendo gestire infortuni in serie e tanti a centrocampo: meno fronzoli e più copertura. Non prendere gol è sempre stata una caratteristica delle formazioni del tecnico. La “remuntada” ha avuto ragion d’essere anche per questo: diga e gioco di rimessa. Attesa e ripartenza. Negli ultimi dieci match la Spal ha incassato appena sette gol, dei quali tre tutti in una volta con la Lupa romana. Appena la fase offensiva s’è rimessa minimamente a funzionare, la truppa biancazzurra ha compiuto l’ultimo sprint. Non è stato facile, sia chiaro. Perché la tensione non era di facile gestione. Vedi il pareggio con il Chievo (0-0) figlio più della prudenza che della voglia di osare. E al Bentegodi? Primo tempo scialbo, Hellas in vantaggio. C’è stato, in quel momento, l’altro soffio del destino: autorete di Fares ad un “nulla” dall’intervallo. Nella ripresa è emerso in pieno lo spirito spallino: le cavalcate di Costa, l’esuberanza di Cionek, la corsa di Grassi. La zampata di Felipe.

La Spal s’è ritrovata un punto sopra l’inferno. Domenica contro il Benevento ha proseguito la corsa. Non è stata scintillante, ma tonica. Non ha prodotto calcio per palati fini, ma si sono visti cuore e capacità di soffrire. Ora squadra con due punti di margine dalla zona rossa. Non ancora abbastanza per sentirsi al sicuro, però in quattro stanno dietro. Domenica a Torino ci saranno altri carboni ardenti da attraversare. Basta anche un punticino. Poi, hai visto mai...

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