Il Toro mata la Spal, l'aquila la tiene in vita
Per quais un'ora biancazzurri già salvi, poi il ribaltone: per fortuna c'è la Lazio
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TORINO. Per cinquantasette minuti, la Spal ha avuto in mano tutto: vinceva a Torino, mentre Crotone e Chievo soccombevano. Per meno di un’ora (dalle 15.24 alle 16.21), i ragazzi di Semplici hanno accarezzato la salvezza matematica con un turno di anticipo. Il pass per il paradiso. Poi, fedele al cielo piemontese, è arrivato il diluvio. Acqua a secchiate all’Olimpico, ribaltoni storici sugli altri campi. Le pericolanti si sono quasi tutte tratte d’impiccio, tranne Spal e Crotone. L’una a mollare campo ed emotività al Toro furente dopo un primo tempo granata assai mediocre. L’altra, la pattuglia rossoblù calabra, a farsi raggiungere dalla Lazio. E se il Toro mette nei guai la Spal, l’aquila la tiene in vita. Perché la formazione estense rimane padrona del proprio destino: se batte domenica alle 18 al Mazza la Sampdoria, sarà salva. Di conseguenza, proprio in virtù del 2-2 maturato allo Scida, alla Spal pareggiare o perdere ieri a Torino avrebbe cambiato poco alla resa dei conti. Certo, finisce in rabbia e delusione perché per più di un tempo tutto pareva girare a favore. Quasi un replay del 13 maggio dell’anno scorso, quando nel caldo africano di Terni arrivò la promozione. La Spal perse anche allora, pure andando avanti e poi finendo 1-2. Ma dodici mesi fa, a Benevento, arrivò Ceravolo...
In Piemonte, aria opposta. Freddino, pioggia. E immenso amaro boccone da masticare. Però c’è vita. In teoria, se la Spal non batte la Samp può pure sperare in un analogo pari o in una sconfitta del Crotone a Napoli: a pari punti con i rossoblù rimangono in piedi gli estensi. Però, visto come è andata, ieri, meglio non contare sui risultati altrui. Le altre avversarie dirette di riffa o di raffa sono quasi in porto.
A Torino la Spal, per un bel pezzo di tragitto stava facendo un gran passo per conto suo. Mister Semplici presenta Schiavon al posto di Mattiello, Salamon per lo squalificato Vicari. Poi aspetta i granata. Torino lento nel pensiero e nella manovra, avanti con sventagliate da lato a lato per lo schema fantasia: palla a destra a Iago Falque o a sinistra a Ljajic e spazio alla loro tecnica. I biancazzurri stanno lì, piazzati. Se non c’è il furore Toro, alla Spal va benone. Anzi, di lusso. Perché anche dietro i padroni di casa sonnecchiano e Grassi infila come un picadores. Diventa un rincorrere notizie sui risultati altrui. E lentamente, quasi fosse un segnale nefasto, le sensazioni girano. Il Cagliari passa a Firenze, l’Udinese stende il Verona. Il Chievo impalla due volte il Bologna: maddaiii...
Muta tutto anche all’Olimpico Grande Torino. Stanco di una prova monopasso, Mazzarri toglie Ansaldi e mette Berenguer. La Spal, che lentamente stava già dando segni di cedimento, crolla fragorosamente. Lo spagnolo punta Schiavon e lo mette in croce. Inizia a creare pericoli su pericoli. Il cambio di Semplici finalmente arriva (Schiattarella per Eros e Grassi a fare barriera più efficace su Berenguer). Il Torino adesso corre, energico. Sente il sangue ed è lui a matare il presunto matador. Gomis mette qualche pezza, i tre dietro fanno il possibile ma a centrocampo si intravede una fatica boia a fare filtro. Operare un giro palla che raffreddi i bollori del Toro. Tentare di dare assistenza alle punte lasciate facile preda della retroguardia granata.
Poteva finire in dramma. Perché il Crotone sorpassa la Lazio, mentre Everton Luiz per evitare una rimessa laterale innesca il contropiede fatale. Pazzesco. Termina con preoccupazione e rabbia. La Lazio pareggia in Calabria e rimette il destino salvezza nelle mani spalline. E al tramonto del match, sull’assalto disperato, Moretti va secco tra palla e Felipe. Per Mariani è tutto regolare, per Semplici meno. Gran calcione al pallone ed espulsione. Nessuno regala nulla. Inizia una settimana di passione e con la Sampdoria sarà tutto o niente. Difficile. Ma, s’è detto: c’è vita.
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