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Coach Ribaudo: «Al Ferrara United è arrivato molto più che la salvezza»

Coach Ribaudo: «Al Ferrara United è arrivato molto più che la salvezza»

FERRARA. Con una giornata d’anticipo rispetto al calendario (all’ultimo turno riposava), si chiudeva a Malo la seconda stagione consecutiva in A2 del Ferrara United, con l’obiettivo di centrare la...

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FERRARA. Con una giornata d’anticipo rispetto al calendario (all’ultimo turno riposava), si chiudeva a Malo la seconda stagione consecutiva in A2 del Ferrara United, con l’obiettivo di centrare la salvezza garantita solo dai primi 5 posti del girone. Obiettivo centrato e strameritato per questo gruppo di ragazzi, una salvezza figlia di passione e amore per la pallamano, che nemmeno le difficoltà logistiche hanno potuto scalfire, nonostante avessero a disposizione solo un allenamento a settimana nel campo regolamentare del PalaBoschetto e un altro nel campo ridotto della palestra del liceo Ariosto.

Ferrara United si riconferma una bellissima realtà che merita l’A2, un ottimo mix di giocatori d’esperienza e assoluto valore con giovani e giovanissimi, guidati da uno staff sempre presente, dove spicca una figura di assoluto prestigio come Lucio Ribaudo, capace di calarsi in una realtà assai diversa da quelle a cui era abituato come professionista, riuscendo a tirar fuori un gruppo forte e motivato.

«Anche questo campionato - commenta il coach - si è concluso e gli obbiettivi, di natura puramente tecnica e societari, prefissati a inizio stagione dal Ferrara United sono stati pienamente raggiunti. Il quarto posto in classifica ci garantisce la permanenza in A2, in barba a tutte le difficoltà di diversa natura che abbiamo dovuto e saputo fronteggiare. Sono orgoglioso del percorso di crescita compiuto dai miei giocatori, che anche quest’anno evidenziano miglioramenti di natura tecnica, tattica, ma soprattutto umana. La mia idea è che anche nello sport, come in ambito lavorativo, gli aspetti umani siano fondamentali e debbano essere sempre al centro dell’attenzione, riferimento principale sul quale far leva per spingersi oltre i propri limiti, siano essi caratteriali o fisici. “Cum lenitate asperitas” ho letto da qualche parte (Le difficoltà vanno trattate con dolcezza, è un motto dannunziano, ndr) e l’ho da subito compreso, condiviso, perché chi accetta l’onore di assumere l’incarico di allenare una squadra, di esserne dirigente o presidente, dev’essere disposto, pronto e capace ad ascoltare, incoraggiare, sostenere e accompagnare i propri ragazzi nella loro crescita emotiva e umana e ciò è perseguibile solo con dialogo, confronto, sincerità ed esempio, perché dietro a ogni giocatore che corre, salta, tira, difende la propria porta, c’è un ragazzo con la sua vita e la sua storia, che lotta per diventare uomo e che perciò merita attenzione, delicatezza. Quest’anno i ragazzi mi hanno sommerso d’affetto, mi hanno dato più di quello che io sono stato capace di dar loro e questa per me è la vittoria più grande. Nei prossimi giorni ci riuniremo, presidente, dirigenti, ragazzi, perché abbiamo delle decisioni molto importanti da prendere relative al nostro futuro e come solito decideremo insieme perché non è un caso se ci chiamiamo Ferrara United».

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