Lazzari, la gemma spallina Anteseven capitano vero
Manuel ha richiamato l’attenzione dei top team. Antenucci bomber e leader A gennaio fondamentale l’arrivo di Cionek. Bravi Vicari e Schiattarella
FERRARA. Mai abbattersi, vietato mollare, lavorare duro, ricercare soddisfazioni e crederci fino alla fine. Solo così il gruppo di leoni biancazzurri (età media 27.3 anni) è stato capace di regalare un altro trionfo primaverile al popolo ferrarese: la tanto desiderata salvezza in serie A. Un’impresa resa possibile dall’impegno e dalla dedizione di chi è sceso in campo tutto l’anno onorando la maglia e sudando per la “camiseta” biancazzurra. Tra i difensori spicca Thiago Cionek, colui che dal suo arrivo nella sessione invernale di gennaio, ha letteralmente indossato l’armatura con rapidità, cattiveria sportiva, concentrazione ed esperienza andando a colmare gran parte del deficit che il reparto aveva manifestato fino a quel momento. Il suo approdo (per lui anche una rete di testa contro l’Atalanta) ha giovato ovviamente anche al giovane esordiente Francesco Vicari, protagonista di un campionato altalenante ma sicuramente più che sufficiente con tremila minuti giocati e qualche cartellino di troppo ricevuto. Al terzetto titolare degli ultimi mesi ha risposto “presente” anche il brasiliano Felipe, autore di uno dei gol più pesanti della recente storia spallina al “Bentegodi” contro l’Hellas. Alla fine dei conti in termini realizzativi è risultato prezioso anche il giovane croato Simic, con la firma rilasciata allo “Scida” di Crotone.
Il duplice compito, fondamentale, di difendere e attaccare “arando” le corsie laterali è sostanzialmente stato assolto da Costa, Mattiello e Lazzari. Se i primi due si sono alternati sulla corsia mancina a causa di rispettivi acciacchi e infortuni mettendo comunque in mostra prestazioni più che decorose, il terzo - Manuel Lazzari - è stato l’autentico oggetto pregiato della squadra diventato prezioso a tal punto da richiamare l’attenzione dei grandi club del calcio italiano. Stiamo parlando di un’autentica freccia che tutti hanno imparato ad apprezzare e a conoscere in questi anni di escalation, con il premio dei due gol realizzati contro Udinese e Genoa in una stagione che l’ha visto come uomo più utilizzato rispetto a ogni altro compagno di squadra. A centrocampo tutti sono stati protagonisti: dall’altalenante Federico Viviani (ma i numeri parlano per lui), al leader carismatico e tecnico Pasquale Schiattarella, transitando da Alberto Grassi (uomo derby col Bologna), Jasmin Kurtic (rendimento atletico superiore a ogni suo collega in rosa) e alla sorpresa Everton Luiz, fondamentale con la sua grinta nel finale di stagione. Non dimentichiamo neanche i quasi quattrocento minuti collezionati dal vecchio cuore Eros Schiavon e delle due presenze del giovane Vitale.
Durante la scorsa estate si era parlato molto di attaccanti: Alberto Paloschi si candidava come secondo colpo di mercato più importante tra lo scetticismo generale visti i recenti anni non particolarmente brillanti, mentre Mirco Antenucci pareva doversi separare dal mondo biancazzurro. Il destino li ha poi resi protagonisti assoluti, con il pubblico che si è innamorato del “Paloschino” in maglia 43 e che ha riconosciuto nel “Lupo” capitano di Roccavivara un’icona assoluta che rimarrà ben impressa nella storia della Spal. Il primo ha mantenuto le medie realizzative della sua carriera, gettando sempre tutto sul campo e ricevendo il sostengo del pubblico anche nei momenti dove magari il gol non arrivava. A proposito di segnature: quella rete di testa piazzata al novantesimo minuto sotto la Curva Ovest contro l’Inter deve esser stata proprio una gioia enorme per uno cresciuto dall’altra parte sponda di Milano e con il poster di Pippo Inzaghi in camera. Per descrivere la stagione di “Anteseven”, invece, sono finite le parole. Un trascinatore, un uomo di raccordo dentro e fuori dal campo. Uno degno di indossare una fascia da capitano. Uno che alla Spal - anche quest’anno - si è rivelato indispensabile come l’acqua nel deserto.
Alessio Duatti
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