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«Questa salvezza ci ha tolto un peso»

«Questa salvezza ci ha tolto un peso»

Il preparatore spallino Fabbrizzi e un anno sul filo del rasoio «Sapevamo che avremmo sofferto: il gruppo è stato super»

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FERRARA. Studiare, prepararsi, correre... Scattare, soffrire, lavorare intensamente per raggiungere il traguardo. Sono alcuni dei concetti che Yuri Fabbrizzi ha trasmesso al gruppo spallino. Il preparatore atletico toscano - riconosciuto dai giocatori come il “Prof” - si è rivelato ancora una volta alquanto prezioso alla causa. Bravo e serio nel svolgere quotidianamente un mestiere delicato e per nulla scontato. «Vorrei fare alcuni ringraziamenti - dice Fabbrizzi -. Un pensiero e un grazie vanno alla mia famiglia, a mia moglie e ai miei figli perché non è per nulla facile star lontani da casa per tutto l’anno. Vorrei citare e ringraziare per l’anno trascorso anche tutti i membri della società che lavorano dietro le quinte e ovviamente anche i calciatori che nel momento più difficile della stagione hanno risposto da uomini con un’unità incredibile. Si tratta di ragazzi davvero speciali».

Com’è stato il raggiungimento di quest’ennesima gioia?

«Ci siamo liberati tutti di un peso bestiale. Eravamo consapevoli del fatto che ce l’avremmo fatta faticando, ma lo sapevamo dall’inizio e non abbiamo mai avuto dubbi. Siamo sempre stati convinti del fatto che la salvezza sarebbe comunque arrivata al termine di un percorso lungo e importante. Ricordiamo che fino all’ultima giornata sono state con noi tante altre realtà più esperte di noi».

E il suo primo anno da preparatore atletico in serie A?

«Ci tengo a dire che non sono stato solo. Citerei anche Riccardo Ori e Fabrizio Franceschetti, due figure che mi hanno dato una grande mano. La serie A è diversa dalle altre categorie: è molto più impegnativa, servono tanti occhi perché occorre essere attenti a tantissimi aspetti».

Cosa vi ha insegnato professionalmente questa stagione?

«Che in questo campionato si abbinano indistintamente qualità fisiche e tecniche. I giocatori sono forti sotto tutti gli aspetti. Abbiamo apportato delle correzioni, lavorando molto di più “a secco”, ma senza mai tralasciare le esercitazioni col pallone fatte però con più veemenza. E’ stata proprio l’intensità una delle chiavi per la salvezza e i tanti punti raccolti nel girone di ritorno ne sono una testimonianza».

Come si lavora sulla fatica mentale che si ripercuote sul fisico?

«E’ dura. Diciamo con la gestione degli impegni e dei momenti, soprattutto quando ci sono dei turni infrasettimanali. La serie A è un campionato che ti spreme. Molti dei nostri ragazzi non l’avevano mai fatta e quest’anno in tanti hanno scoperto il consumo mentale che si riscontra soprattutto nella reattività del momento o della partita. La psicologia conta molto quando si mischia con gli aspetti di campo».

Nei dati dei chilometri percorsi della serie A sorprendono in positivo i dati di Viviani…

«Anche se quella statistica non ci fa capire bene i diversi range della velocità. Sicuramente “Vivio” è uno che si allena in maniera esemplare. E’ un professionista impeccabile: arriva al campo due ore prima, se ne va tre ore dopo e cura ogni aspetto del suo fisico in modo maniacale. Tra gli altri della rosa cito Lazzari: negli ultimi tre anni ho assistito a tutto il suo percorso di crescita fisica ed è stato stupefacente, impressionate. Se prima o poi andrà a giocare in una squadra ancor più importante a mio parere potrà far degli step ulteriori perché si andrà ad adeguare a calciatori di un livello più avanzato».

Il “rompete le righe” è arrivato dopo la partita con la Samp. Da qui al ritiro di inizio luglio che direttive avete dato?

«Ora i calciatori faranno un po’ di vacanza, poi qualcuno lavorerà su certi aspetti da mantenere e altri svolgeranno alcuni programmi personalizzati. Siamo sempre in contatto. Diciamo che l’obiettivo è farli arrivare in una condizione discreta all’inizio della preparazione».

Alessio Duatti

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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