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Una Nazionale in evoluzione L’Olanda è il nuovo esame

di Furio Prandi
Una Nazionale in evoluzione L’Olanda è il nuovo esame

Certo, in questo periodo va di moda sparare a zero sull’Italia, non soltanto in ambito sportivo. Ma se dobbiamo dare retta all’Equipe, nel calcio siamo messi proprio male: il celebre quotidiano...

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Certo, in questo periodo va di moda sparare a zero sull’Italia, non soltanto in ambito sportivo. Ma se dobbiamo dare retta all’Equipe, nel calcio siamo messi proprio male: il celebre quotidiano sportivo francese ci boccia su tutti i fronti. Giudizi impietosi per l’Italia di Mancini vista a Nizza l’altra sera. Nonostante gli azzurri abbiano mostrato qualche segnale di ripresa, seppur piccolo, dopo la fallimentare gestione Ventura, costata la mancata qualificazione ai Mondiali, hanno collezionato una lunga sfilza di 3 e 4. Voti che stupiscono, compresi peraltro quelli dati ad alcuni francesi nonostante il successo per 3-1.

L’unico a salvarsi nel naufragio generale è stato Balotelli, a cui è stato dato un timido 6. Messa giù così, è ovvio che non si vedano spiragli di rinascita, almeno in tempi brevi.

LA FORZA DELLA GIOVENTÙ. Il pessimismo impera anche qui da noi, inutile negarlo, ma una certa magnanimità nei confronti della squadra vista all’opera in queste prime due uscite della gestione Mancini dobbiamo pur concederla. La gioventù porta con sé pregi (l’entusiasmo, per esempio) e difetti (la mancanza di esperienza). La formazione scelta all’inizio dal ct contro la Francia era giovanissima e ben sintetizzava questi due aspetti: non è stata massacrata dai galletti come ci vogliono far credere quelli dell’Equipe, ha giocato a tratti anche alla pari con un avversario che può vincere i Mondiali, ma ha ceduto (qualità inferiore a parte) proprio sul piano della personalità, perché quella non si compra mai al mercato, ma si acquisisce anche in confronti impari come questi. «È importante ritrovare entusiasmo per la Nazionale», ha detto ieri Mancini. «Cercheremo di fare meglio, ma è una squadra piena di giovani e può creare intorno a sé entusiasmo. Certo, poi dipende sempre ai risultati». Venerdì lo score è stato negativo, ma meno imbarazzante di quanto lo è stato il confronto con una Francia che quasi in ogni ruolo può mettere in campo atleti che, poco più vecchi di Chiesa, hanno altrettanto talento, più fisico e già molta esperienza, perché giocano quasi tutti in club di lignaggio.

VERSO L’OLANDA. Il trittico di amichevoli si chiude domani a sera Torino, contro un’altra grande esclusa dalla rassegna di Russia: l’Olanda. E dei tre, questo appare forse come il confronto tecnicamente più interessante: con l’Arabia Saudita eravamo noi i “grandi” (almeno presunti), con la Francia erano decisamente loro. Qui invece dovremmo essere grosso modo alla pari, una sfida equilibrata tra due gruppi che si stanno rifondando. A questo riguardo, proseguiranno certamente gli esperimenti di Mancini. Per esempio, in porta, dopo Donnarumma e Sirigu, l’allenatore di Jesi dovrebbe proporre Mattia Perin, il cui passaggio dal Genoa alla Juve viene dato ormai vicinissimo. «Oggettivamente tra noi e la Francia c’è un livello di differenza. Della partita di venerdì ci sono diverse cose da salvare, siamo all’anno zero, ma stiamo ripartendo nel modo giusto. Abbiamo analizzato i dati e ci danno coraggio. Mettere in difficoltà squadre come la Francia è quello che ci serve adesso. In futuro potremo alzare l’asticella e magari tra due anni ce la giocheremo alla pari con loro»: Perin, in conferenza stampa a Vinovo, che presto sarà il suo quartier generale, ha parlato di questo nuovo corso. «Le gente ci segue? Avvertiamo questo amore, dopo il fallimento mondiale ne abbiamo bisogno. Ci servono stadi pieni».

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