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lo spallino è l’unico calciatore italiano al mondiale 

Gomis e il tricolore nella valigia

Gomis e il tricolore nella valigia

«Ma gioco per il Senegal perché lì ci sono le mie vere radici»

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FERRARA. Legge Le mie stelle nere, scritto dall’ex calciatore Lilian Thuram. Alfred Gomis, portiere della Spal, prepara il mondiale col Senegal non perdendo occasione di mostrare sensibilità e intelligenza. L’altro giorno è stato intervistato dal Corriere della Sera trattando temi importanti e profondi con una leggerezza di fondo che - se possibile - rende ancora più incisive le sue riflessioni. L’estremo difensore sarà, curiosità, l’unico giocatore italiano a partecipare da primattore alla rassegna iridata di Russia. «Porterò in valigia anche il tricolore con orgoglio - spiega Alfred -: mi sento italiano per educazione e formazione. Sono arrivato quando avevo tre anni, sono cresciuto prima a Cuneo e poi a Torino. Sarò sempre grato all’Italia, ma ho scelto il Senegal perché è lì che ci sono le mie radici. Ho scelto di giocare con questa Nazionale per ricordare papà, per quello che ha fatto per me e per i miei fratelli (ormai tutti a Ferrara, ndr)».

Gomis ha affrontato spesso, anche in incontri pubblici a Ferrara, il tema del razzismo: «Quando entro in un luogo mi guardano in un certo modo, poi quando mi sentono parlare bene in italiano è diverso. Sicuramente l’Italia non è un Paese razzista».

Quanto a scelta di portieri, però... «Ci sono dei pregiudizi, si pensa che il portiere africano sia forte fisicamente ma non altrettanto dal punto di vista tecnico - spiega Gomis -; io sono di scuola italiana e non vedo differenze. Il fatto che io sia solo il primo portiere africano a giocare in A non è normale».

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