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Djourou vicino alla Spal Il percorso mai banale dell’ex pupillo di Wenger

di Paolo Negri
Djourou vicino alla Spal Il percorso mai banale dell’ex pupillo di Wenger

Il tecnico lo portò all’Arsenal quando non era ancora maggiorenne Dall’esilio in Turchia lo svizzero è pronto a sbarcare a Ferrara

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FERRARA. La Spal è interessata a Matias Silvestre, centrale argentino della Sampdoria, per aumentare il tasso di esperienza e competitività della propria difesa. Su Silvestre, però, si fionda anche il Parma. I crociati capiscono che la Spal fa sul serio e di conseguenza sondano Johan Djourou, Nazionale svizzero, ex Arsenal, sul quale si informa pure l’Atalanta. Il Parma raccoglie le preferenze di Silvestre, passa in netto vantaggio, quindi è la Spal a buttarsi con estrema decisione su Djourou. Affare molto, molto avanzato, a quanto pare. Tanto che ieri Wikipedia indicava l’elvetico già come giocatore biancazzurro.

Tutto indica che le cose non stiano proprio così. Nel senso che Djourou ancora non avrebbe firmato per la Spal. Però non dovremmo esserc molto lontani, anzi. Ed in tal caso arriverebbe un personaggio mica da ridere, con curriculum e storia per nulla banali. Al contrario, colmi di curiosità.

Nato il 18 gennaio 1987 a Abidjan (capitale della Costa d’Avorio), cresciuto in Svizzera, fisico bestiale (1.92 per 90 chili), Djourou è stato pupillo nientepopodimenoche di un santone quale Arsene Wenger. Il caro vecchio Arsenio, maestro di calcio come pochi, si è portato a casa, all’Arsenal, il ragazzo quando Djourou non era nemmeno maggiorenne. In lui vedeva il “nuovo Desailly”, un po’ sentinella davanti alla difesa, un po’ centrale. Tra pluriennali rinnovi di contratti, brevi prestiti (al Birmingham, 5 mesi) ed infortuni, l’esperienza con i Gunners è contraddittoria. Insomma, non nasce una stella. Sboccia un buon giocatore, potenzialmente ottimo ma incompiuto almeno a certi livelli. Il che non gli impedisce di assurgere allo status di idolo.

Il popolo biancorosso, noto per i tanti motivi cantati sull’aria di famose musiche riadattate (forse la più gettonata: He comes from Senegal/He plays for Arsenal /Vieira /Ohohohoh... dedicata a Patrick Vieira, richiamando la celeberrima Volare di Domenico Modugno), arriva ad intonare un motivo pure per lui, a ripudiare il traditore Sol Campblell, non uno qualsiasi.

Ma la parabola di Djourou è da montagne russe. Inizia l’esperienza germanica, tra l’oscuro Hannover ed un Ambrugo cui dei tempi di Kaltz, Hrubesch e Kevin Keegan resta solo il nome. Tant’è, nel club anseatico lo svizzero torna al top, conquista la fascia di capitano, trascina la squadra a due epiche salvezze. Non dura. Rifiuta il rinnovo, si prende la mononucleosi, lo mettono fuori, lo danno per rotto. Germania addio. Fine corsa? No. Crederlo significa non conoscere Djourou. Ed il suo procuratore. Più manager che agente in senso stretto. Strano personaggio, il signor Costa Bonato. Dice di sapere assai poco di calcio, e di interessarsi ancor meno al football stesso. Versa il 50% dei propri emolumenti ad un’organizzazione che si occupa della scolarizzazione di bambini e ragazzi in difficoltà in Senegal. E non accetta la prima offerta che arriva. Dall’1 gennaio 2017 fino alla scorsa estate lui ed il suo assistito non hanno concretizzato con West Ham, Trabzonspor, Montpellier, Sion e Sheffield Wed e dicono no a Montreal Impact, Crystal Palace e ad un’offerta da 3 milioni e mezzo formulata da un club cinese. In tutto, perchè la lista non si ferma qui, si parla di 22 società: 2 italiane, 6 turche, 2 américane, 3 spagnole (Malaga, Alavés, Leganés), 2 inglesi, 3 greche, 1 svizzera, 3 francesi. Nessuna tedesca, retaggio dei precedenti problemi con l’Amburgo. Tutto prima di accettare gli sconosciuti turchi dell’Antalyaspor. Bilancio: 18 presenze e 1 gol, 11 gare saltate per infortunio, ma una retta finale ancora tutta da titolarissimo tanto da essere convocato in Nazionale per i Mondiali di Russia. Con i rossocrociati vanta 70 presenze, 3 partecipazioni mondiali e 2 europee.

Sposato, tre figli, Johan Djourou vuole un contratto pluriennale ed un ambiente di vita gradevole. Non significa che sia appagato. Anzi. La sfida di misurarsi con il calcio italiano lo stimola parecchio. Il suo nuovo orizzonte può chiamarsi Spal. Destro, centrale classico, esperienze anche come mediano e (qualche volta) terzino, si candida a nuovo comandante della retroguardia biancazzurra. Di sicuro a queste latitudini non c’è mai stato uno con una simile esperienza internazionale.

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