Inno alla lentezza per riscoprire la città
In un mondo in cui andiamo ogni giorno sempre più di corsa, per stare al passo con i tempi e per non rimanere indietro, dove non c’è un minuto da perdere e spesso chi si ferma è spacciato, ben venga...
In un mondo in cui andiamo ogni giorno sempre più di corsa, per stare al passo con i tempi e per non rimanere indietro, dove non c’è un minuto da perdere e spesso chi si ferma è spacciato, ben venga una manifestazione come la 5.30, che, se fatta bene, è un vero elogio alla lentezza, alla calma e al relax.
Quest’anno per fortuna si è vista sempre meno gente con il cardiofrequenzimetro e con quegli aggeggi che ti misurano anche i più impercettibili spostamenti dei peli del naso, quasi dovessero correre la maratona olimpica, e si è visto invece un esercito sempre più folto di persone che ha percorso i 5 chilometri e 30 decametri in scioltezza, leggere e senza la smania di tagliare il traguardo prima possibile.
Il bello - e, se vogliamo, il segreto della 5.30 - è gustarsela tutta, a piccoli sorsi, con calma, fino in fondo. Il bello è ritrovare persone che non vedevi da una vita, salutare amici, scambiare quattro chiacchiere sui temi più svariati mentre si cammina. Il bello è sentire i profumi della città all’alba, mentre si sveglia: dagli odori intensi di bar e pasticcerie, ai profumi degli alberi in fioritura. Il bello è godersi la città, la sua bellezza monumentale, con le Mura di Baluardi, con l’erba appena tagliata, l’odore del fieno che sembra per un attimo di passeggiare in Val Pusteria. Il bello è vedere un serpentone di persone che ama la propria città e la vive grazie anche a questo rito collettivo d’inizio estate, ormai diventato una tradizione. Una levataccia ben spesa.
Un’ora di sana lentezza, prima di cominciare a correre veramente per un’altra giornata frenetica: ritorno a casa, doccia e tutti in ufficio, con addosso un po’ di fatica, ma anche i polmoni pieno d’aria fresca e i muscoli che hanno carburato lentamente.
(g.p.z.)
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