I Giochi al via con protesta catalana
Al via del Mediterraneo tensione per la manifestazione degli indipendentisti
ROMA. «Free Catalonia». Come a PyeongChang 2018, ma con effetto inverso, la politica diventa protagonista di una manifestazione sportiva come i XVIII Giochi del Mediterraneo.
Se però i Giochi Invernali dello scorso febbraio sono riusciti ad avvicinare le due Coree che sfilarono insieme nella cerimonia di apertura, la manifestazione che ha preso il via venerdì sera a Tarragona, a circa 100 km da Barcellona, è servita a dare voce (almeno in parte) alla protesta degli indipendentisti spagnoli che hanno cercato di sfruttare la vetrina offerta dai Giochi riservati ai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo (oggi più che mai importante occasione di unità dopo le tensioni legate alla questione dei migranti) per portare, ancora una volta, sulla ribalta internazionale la propria protesta.
Proprio oggi che il Re in persona, Felipe VI, era presente in tribuna, all’Estadi Club Gimnàstic, assieme al neo premier Pedro Sanchez, al Sindaco di Tarragona e Presidente del Comitato Organizzatore Josep Félix Ballesteros e al Presidente della Catalogna Quim Torra (con il simbolo della protesta apposto sulla sua giacca), eletto il mese scorso al secondo turno dal Parlament di Barcellona e candidato dal presidente deposto in esilio Carles Puigdemont. Accanto i vertici e ai rappresentanti dello sport europeo, a partire dal Presidente del Comitato Internazionale dei Giochi del Mediterraneo, Amar Addadi.
La “Mossos d’Esquadra”, la polizia regionale della Catalogna, ha cercato di tenere i manifestanti a distanza confinandoli, con i loro fischietti e le loro bandiere catalane, in un piazzale adiacente allo stadio, lasciando passare invece i sostenitori spagnoli con i vessilli della Spagna. Eppure la protesta è riuscita ad entrare nello stadio e a manifestarsi quando lo speaker di una cerimonia impregnata sulla storia dello sport spagnolo (tanti i campioni iberici presenti) e di questa antica colonia romana che conserva ancora oggi numerose rovine del suo passato, ha salutato il Re, con i fischi e bandiere catalane che sono riusciti ad emergere durante l’inno nazionale, nonostante il calore e gli applausi del pubblico presente che sventolava gli emblemi nazionali.
Poi lo sport è tornato nuovamente protagonista, con la sfilata degli atleti, a partire dalla Grecia, Paese dei Giochi per eccellenza, e a seguire, in ordine alfabetico, degli altri 25 Paesi – che fino al primo luglio schiereranno in gara circa 4000 atleti – con la Spagna ultima, rappresentata dalla nuotatrice spagnola e catalana, Mireia Belmonte. Portabandiera della delegazione azzurra (la più numerosa ai Giochi con i suoi 409 atleti), entrata sul manto di gioco dopo la Francia e prima del Kosovo, è stato invece Giovanni “Johnny” Pellielo, intramontabile fuoriclasse del Tiro a Volo.
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