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Il papà di Valoti ha vestito il biancazzurro e resta legatissimo a squadra e città, di cui ha sempre raccontato meraviglie all’erede 

Aladino, nel nome del figlio Dopo 31 anni nuove emozioni

Paolo Negri

il raccontoPaolo Negri«Sono già trascorsi 31 anni? Mamma mia, quanto tempo... Eppure sembra ieri». All’altro capo del telefono, la voce di Aladino Valoti è squillante. Le emozioni si mischiano ai...

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il racconto

Paolo Negri

«Sono già trascorsi 31 anni? Mamma mia, quanto tempo... Eppure sembra ieri». All’altro capo del telefono, la voce di Aladino Valoti è squillante. Le emozioni si mischiano ai ricordi, e all’orgoglio. Dopo 31 anni, appunto, dal suo approdo alla Spal (era l’estate del 1987), ecco che in biancazzurro è arrivato suo figlio Mattia. E lui vibra. Per ciò che Ferrara e la Spal hanno rappresentato nel percorso di Aladino, e per un curioso gioco del destino. Gli altri figli di Valoti (Alessandro, 9 anni, e Benedetta, 19 anni e la maturità brillantemente superata due giorni fa) a breve saranno a Tarvisio per partecipare al di Maurizio Ganz: chi avrebbe detto che lì in Friuli avrebbero trovato proprio l’adorato fratellone?

L’ingaggio di Mattia da parte della Spal è un... duro colpo per il cronista, che il 9 gennaio 1994 (al termine di un pirotecnico Vicenza-Pescara, con Aladino protagonista in biancorosso) lo conobbe in fasce - aveva poco più di quattro mesi -, tra le braccia di mamma Marta, nell’appartamento valotiano a due passi dal “Menti”, e adesso dovrà raccontarne le gesta biancazzurre. Implacabile scorrere del tempo. Ma, in fondo, è bello così. Guardando indietro, rivediamo Aladino girare per Ferrara in bici, le chiacchiere e le risate con gli inseparabili Mastrocinque e Paradiso (che al pari di Cervellati, Baiesi e dell’ex accompagnatore Novi lo hanno già inondato di messaggi). Le corse sulle Mura per un supplemento d’allenamento, dettaglio che fece infuriare il grande Gibì Fabbri. Il suo infaticabile correre per il campo. «Ecco, Mattia ha caratteristiche completamente diverse, anche perchè la sua falcata ne vale almeno due delle mie...». Per conformazione, stile, tecnica, financo numero di maglia (il 27), Mattia Valoti ci porta all’accostamento con Javier Pastore. Aladino però piazza un dribbling degno del figlio: «Le sembianze contano poco, il giudice è il campo. Mattia deve dimostrare al massimo il suo valore, costruire il suo ruolo. È nato libero, trequartista quasi seconda punta, poi a Verona con Mandorlini e soprattutto e definitivamente con Pecchia è stato trasformato in centrocampista. In mezzo sa fare più cose, abbina anche quantità e corsa, ha capacità fisiche non indifferenti. Ma non sta a me elogiarlo o indicarne la collocazione, alla Spal hanno fior di professionisti. Dico solo che Mattia ha ancora una marcia da inserire, deve prendere convinzione delle sue qualità. Per lui sarà una stagione chiave, deve provare ad accelerare. Io sono solo orgoglioso di lui come figlio, per i valori che ha, per la passione e la dedizione che ci mette».

Consigli? «Di Ferrara e della Spal gli ho parlato tante volte. Adesso gli ho solo detto di andare da Paolo Masetti, e di prendersi subito una bici. Quando potrò, verrò a vederlo giocare. A casa siamo tutti contenti, il suo fratellino più di tutti. Che spettacolo, che realtà, la vostra».

Come la famiglia Valoti. —



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