Nibali, lezione di sport La Grande Boucle impari dal modello Zoncolan
L’ANALISILa lezione di Nibali. Chiamiamola così. Perché quello che è successo giovedì sull’Alpe d’Huez non è stato solo un incidente di corsa, come assurdamente ha detto la giuria del Tour a fine...
L’ANALISI
La lezione di Nibali. Chiamiamola così. Perché quello che è successo giovedì sull’Alpe d’Huez non è stato solo un incidente di corsa, come assurdamente ha detto la giuria del Tour a fine tappa (con Froome nel 2016 sul Ventoux fece diversamente), quando la squadra dello Squalo aveva chiesto indietro quei 13” che il capitano aveva perso per la caduta causata da uno spettatore.
Il campione che si era preparato a suon di chilometri e chilometri di allenamento per tentare l’assalto al Tour è stato buttato fuori da una deregulation incredibile dei tifosi sulle strade che un’organizzazione, solo a parole prima al mondo come quella della Grande Boucle, terzo evento sportivo al mondo dopo Mondiali di calcio e Olimpiadi, non è in grado di governare. Il campione, s’è scoperto ieri, non è stato aspettato, come sembrava da Chris Froome&Co dopo la caduta, con un gesto di fair play, per la verità tipico del ciclismo. S’è dovuto, poi si è scoperto, con una vertebra rotta sciroppare quattro km a tutta “spostando” il mondo che gli era crollato addosso, e tirando fuori determinazione e soprattutto classe, che lo fa di gran lunga il corridore italiano più forte dai tempi di Gimondi, e tra i più forti al mondo da un decennio. S’è dovuto (viva la grandeur) sciroppare tre ore in ambulanza per gli esami a Grenoble perché al gigantesco Tour, non si trovava un elicottero.
Eppure, eccola la lezione dello Squalo: «Sono cose che accadono in corsa, nel ciclismo si deve fare i conti anche con questo, sono deluso ma ora cercherò di guarire e preparare Vuelta e Mondiale. E poi mia figlia sarà contenta: tornerò a casa prima». Poi è andato in camera a consolare il compagno di squadra Franco Pellizotti in lacrime. V’mmaginate se la cosa, ad esempio, cadiamo sempre lì, fosse accaduta a una squadra di calcio? Apriti cielo. Casi di stato, polemiche a non finire. Il direttore del Tour Proudhomme l’altra sera ha aspettato Nibali all’hotel, gli ha chiesto scusa. Era il minimo. Ora rifletta: tifosi fuori controllo, fumogeni sono inammissibili. Certo, la colpa è di gente come il “pirla” che provava a farsi un selfie in corsa con Kruijswijk, ma il Tour faccia qualcosa. Ieri girava sul web una foto simbolo accanto a quella del patatrac sull’Alpe: quella dell’ultimo km dello Zoncolan al Giro presidiato da un migliaio di alpini e volontari. Il gigante con i piedi d’argilla impari. —
ANTONIO SIMEOLI
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