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Nel cantiere del Mazza La casa della Spal può diventare un gioiello

Marco Nagliati
Nel cantiere del Mazza La casa della Spal può diventare un gioiello

Al momento il cronoprogramma è rispettato: stadio pronto per il 16 di agosto I lavori restano complessi. Sul neutro di Bologna la prima interna da calendario

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Nel tempio della passione “che diventa tradizione”, così c’è scritto su un murales all’interno dello stadio, si corre a rotta di collo con «cuore e professionalità». Viaggio all’interno del cantiere Mazza, un brulicare di attività diverse che agiscono in strettissima connessione. Coordinazione massima. Tecnici e responsabili, ieri fianco a fianco in tribuna, concordano: «Abbiamo messo tutte le forze in campo per quello che è un progetto ambizioso e unico».



Anno terzo di un’estate di ruspa e cazzuola nel piccolo teatro dei sogni ferraresi. Non sarà l’Old Trafford di Manchester (casa United), eppure questo Mazza fa gonfiare il petto. C’è il sindaco Tagliani che lo accarezza con lo sguardo, l’assessore Modonesi che scruta il cronoprogramma. Patron Colombarini e presidente Mattioli che pensano positivo: «Al momento i tempi sono rispettati - dice Colombarini -; difficoltà ce ne sono state e ce ne saranno: le abbiamo superate, le supereremo. Il Mazza diventerà uno degli stadi più belli d’Italia». La fine lavori è prevista per il 16 agosto, poi si passerà alla fase dei collaudi. Significa che la Spal giocherà la prima in casa (la seconda giornata da calendario del campionato) sul neutro di Bologna. Dunque: giornata inaugurale della A in trasferta, poi Bologna, quindi altro match fuori. Alla quarta, finalmente si alzerà il sipario a Ferrara. È una corsa continua, ma c’è fiducia dai. Ah, la Spal ha chiesto di giocare fuori anche domenica 30 settembre per evitare la concomitanza con FerraraMarathon.



Del resto il progetto è ambizioso. Non si tratta di ampliare la capienza, portarla a 16.000 posti. L’idea si allarga: il Mazza verrà reso più confortevole, con una visuale migliore. Allargamento della Ovest e congiunzione con la tribuna, copertura della gradinata, nuova Curva Est. Dentro la centrifuga c’è tutto: tempi compressi, un enorme lavoro da svolgere, l’esigenza di iniettare qualità, l’obbligo di garantire la sicurezza. Una mole da Ercole, eppure tutti sorridono. Okay, mission: possible.



«Al momento vogliamo farvi vedere quello che non c’è» esordisce Tiziano Tagliani. Nel senso che la prima fase dei lavori è stata giocoforza quella del consolidamento delle strutture esistenti. Oppure, dopo l’abbattimento del vecchio, sono state poste le fondamenta per edificare il nuovo. Diciamo che sta per andare a dama la fase sotterranea, tra pochissimo scatterà quella magica. La copertura rinnovata della Ovest, i primi pannelli per la gradinata. I muri che uniranno i settori. «L’organizzazione è complessa - sussurra il sindaco -, ma le condizioni per rispettare i tempi ci sono tutte».



Otto milioni di euro la spesa complessiva per chiudere il “triennio del Mazza”, cinque a carico della società spallina e il resto del Comune. L’orologio è implacabile si dice e ripete. Tanto che, tra poco, il cantiere inizierà a lavorare su tre turni. Dunque, anche di notte. «Sì, il nastro orario sarà più ampio - ammette Modonesi - e ci scusiamo fin d’ora con i residenti per gli eventuali rumori». Ovviamente nell’orario notturno si provvederà ad effettuare gli interventi meno invasivi in termini di inquinamento acustico, ma un cantiere rimane pur sempre lontano da un monastero zen. Il direttore generale biancazzurro, Andrea Gazzoli, spiega anche il codice emotivo che induce all’ottimismo: «Tutti quelli che sono coinvolti si sono appassionati al progetto. Lo sentono loro, ci credono. C’è più entusiasmo che sgomento, quando ci si rende conto di tutto quello che va fatto». Quattro le aziende coinvolte nell’impresa: Tassi, Saggese, Isomec e Milani.



Ferrara è ormai entrata in un alone di esclusività. È l’unica città italiana, infatti, che alle parole fa seguire i fatti. Altrove si parla da tempo immemore di stadio da migliorare, allargare, costruire. Vedi Roma, Milano, Bologna... Poi alla fine l’impianto che si rifà il look, anche pesantemente, è il caro vecchio Paolo Mazza. Il connubio pubblico-privato in salsa estense funziona. “Dal 1907 l’orgoglio di una storia che continua” si legge su una parete interna della tribuna, scendendo le scale. Il gioiellino sta prendendo forma, passo dopo passo.Senza fermarsi. —



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