«Via i violenti dai nostri monti» Il deputato bellunese vuole i danni
L’onorevole grillino D’Incà pensa di chiedere un risarcimento per l’immagine rovinata «Mai vista una cosa simile e non voglio vederla mai più»
auronzo (BL)
«Un fatto inaccettabile, che deve portare a un Daspo immediato dalla montagna bellunese per i responsabili». Lo afferma il parlamentare veneto del Movimento 5 Stelle Federico D’Incà nel commentare così la rissa fra tifosi della Lazio e della Spal avvenuta ad Auronzo di Cadore sabato.
Nello scontro è rimasto ferito un carabiniere, prognosi di 15 giorni, mentre anche tra i tifosi ci sarebbero stati dei contusi, ma tutti sono riusciti a fuggire, in auto, all’arrivo della polizia.
«Quello che è successo ad Auronzo non ha niente a che vedere con lo sport o con il calcio - sottolinea D’Incà -, quello che è successo ha a che vedere solamente con personaggi il cui unico obiettivo è la violenza. Non ho mai visto niente di simile e auspico di non vederlo mai più. La nostra è una terra di pace, è inaccettabile quanto è accaduto. Il danno d’immagine causato ad Auronzo e alle nostre montagne è incalcolabile - continua il deputato -, ora si pensi a un’azione legale nei loro confronti, per le possibili ricadute negative sul turismo e sull’immagine stessa della montagna veneta. Intanto deve partire subito un Daspo per questa gente - conclude il parlamentare bellunese -, un Daspo dalla montagna bellunese: non devono tornare mai più nel nostro bellissimo territorio. Qui c’è spazio per chiunque voglia godere delle bellezze naturalistiche e storiche della montagna veneta, ma i violenti troveranno sempre le porte chiuse».
I commenti si sono moltiplicati anche sul web, compreso il profilo Facebook del nostro giornale, sotto il link che rimanda al video amatoriale che documenta il primo scontro fra laziali e spallini. Quasi unanime la condanna di quanto è accaduto, con toni più o meno ruvidi, anche qualche eccesso irripetibile.
Ma anche interventi di ultras - laziali, spallini, persino uno juventino - di tono opposto. Affermazioni surreali, che lasciano sgomenti: c’è chi invoca la privacy, perché nel video si scorgono i volti dei protagonisti della rissa, arrivando ad apostrofare come “infami” chi ha girato il video e chi l’ha pubblicato, chi dà appuntamento a Roma per regolare i conti, chi si compiace del fatto che finalmente le trasferte degli spallini non siano più degne di boy scout. —
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