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Il 20 settembre del 1928 nasce l’impianto per la squadra di calcio E diventa uno di famiglia: pulsante nel sottopelle dei ferraresi 

Casa Spal compie 90 anni Da Savonuzzi agli inglesi un’avventura biancazzurra

Marco Nagliati
Casa Spal compie 90 anni Da Savonuzzi agli inglesi un’avventura biancazzurra

la storiaTra sei giorni, novantanni fa, a Ferrara nasceva un pezzo di storia. Un vecchio amico che ha accompagnato la città nel suo incedere lento ed orgoglioso. Il 20 settembre del 1928 si alzava il...

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la storia



Tra sei giorni, novantanni fa, a Ferrara nasceva un pezzo di storia. Un vecchio amico che ha accompagnato la città nel suo incedere lento ed orgoglioso. Il 20 settembre del 1928 si alzava il sipario sullo stadio comunale, che il 14 febbraio del 1982 diventerà “Paolo Mazza”. Da quel giorno di festa, con parata in pompa magna e congratulazioni del re, l’impianto di corso Piave è diventato “uno” di famiglia. Pulsante nel sottopelle del ferrarese, come le mura o il castello; il duomo e il Savonarola. Un luogo sacro, teatro di azioni pagane. Oggi è giorno allegro: proprio in occasione dei 90 anni si brinda ad una ristrutturazione che tira a gioiello casa Spal.



L’imparentamento tra Ferrara ed il pallone è sancito nel 1912, quando il circolo Ars et Labor scinde l’attività artistica da quella sportiva creando la Società Polisportiva Ars et Labor. Il football fa proselitismo, il team ha sede in porta Reno ed il campetto è in piazza d’Armi. Niente tribune, prime partite dal 28 settembre del ’19. Il “popolo” è talmente legato a questo “futbol” che serve una struttura adeguata, mica un campino qualunque. Ed ecco in soccorso l’Addizione Novecentista. Quel fervore di ricostruzione che anima la città. L’ingegner Carlo Savonuzzi progetta e pensa, propone ed edifica. Sì, anche lo stadio. Viene individuata entro mura la zona - appunto - di corso Piave. Ed ecco il 20 settembre 1928, amichevole tra Spal e Modena per l’inaugurazione. Parterre e singola tribuna, capienza 4.000 anime. Attorno pista podistica e ciclistica “in marogna e polvere di carbone”.



È qui, che affondano le radici biancazzurre. Ogni generazione spallina è figlia di questi primi passi. La Spal decolla: sale in C e in B. Ma la guerra cancella sole ed orizzonte. Durante la Liberazione, lo stadio è tendopoli e quartier generale delle forze alleate. Nel ’45 gli inglesi sono intransigenti: questo spazio ci serve. Gli atleti ferraresi, di ritorno dal conflitto, lo rivogliono. È un bel problema... Che si risolve con spavalderia unita alla speranza: match di calcio tra soldati britannici e una Rappresentativa estense. Dai, è vittoria “nostra”: 6-0. Il campo torna stadio.



Paolo Mazza diventa “deus ex machina”: vende bomber Astorri alla Juventus per un milione e novecentomila lire. Con quei denari sistema l’impianto. Nel 1951 la provinciale terribile, l’amata Spal, sale in serie A. Fermento. Delirio. Si allarga lo stadio: via la pista, serve posto per la nascita di curva Est e Ovest. Capienza 25.000 posti. Il 23 settembre del ’51 l’inaugurazione è affidata ad un Spal-Torino. Nel 1979 viene ampliata la gradinata e nel 1988 ecco la copertura della Ovest. La capienza scende a 22.000, poi nel 2005 il sipario fa calare la notte. Scoccano gli anni bui. Una deriva. Nel 2005 la Est è smantellata, i posti diventano 7.499 perché anche la gradinata viene lasciata a vento e solitudine. Il rinascimento in salsa spallina avviene nel 2016, con Colombarini e Mattioli. La Spal è in B, servono ammodernamenti: il Mazza sale a 8.500. Poi nelle ultime due estati un restyling profondo e impegnativo. Glamour. Novantanni ed avere il fascino immortale di Paul Newman. —



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