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Il ruglio dell’orsetto si alza sul cielo di Ferrara: Petagna è già idolo e con la Spal punta in alto

Sergio Armanino
Il ruglio dell’orsetto si alza sul cielo di Ferrara: Petagna è già idolo e con la Spal punta in alto

Il bomber: «Con un pubblico così possiamo fare più dell’anno scorso. Mi piace l’idea di calcio che ha Semplici» 

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FERRARA. Si chiama ruglio ed è il verso che fa l’orso, quand’è in amore o, sordo e minaccioso, quando è minacciato. Ok, sarebbe più familiare parlare di ruggito del leone, ma, colpa del “Papu” Gomez, ad Andrea Petagna è stato affibbiato il soprannome di “Orsetto”. E lui, proprio contro i freschi ex compagni, proprio contro l’amico argentino, ha rugliato due volte. Senza sollevare critiche, anzi: da mister Gasperini ai tifosi dell’Atalanta, tutti hanno convenuto che la doppia esultanza di Petagna per i gol segnati alla Dea ci stava eccome, mettendo da parte l’usanza secondo la quale non si festeggiano le reti realizzate contro le squadre in cui si è militato.

LA DURA LEGGE DELL'EX

Non ha perso smalto, invece, un altro comandamento del calcio, questo sì scritto sulla pietra: la dura legge dell’ex, quella che ha folgorato la “monday night” nello sfavillante stadio cittadino. Due reti del puntero, la sua prima doppietta in serie A, che attendeva di tornare al gol da marzo, quando, ancora in nerazzurro, segnò all’Udinese, portando il suo magro bottino nell’esperienza bergamasca a 4 sigilli in due stagioni e 29 presenze.

Ma i segni del destino erano univoci alla vigilia del match di lunedì sera. Dopo la doppietta di CR7 e la rete di Higuain, per citare un altro adagio, non poteva non esserci il due senza il tre: con Icardi rimasto a secco (tutti ancora alla caccia del primo gol stagionale prima di quest’ultimo turno), toccava al centravanti biancazzurro dare conferma alla saggezza popolare. L’ha data e che conferma: i due gol in sei minuti - avvio di ripresa con letale uno-due, al 5’ con tocco su respinta corta di Gollini e all’11’ con conclusione favorita da una deviazione di Toloi - regalano alla Spal la terza vittoria in quattro gare e la proiettano al secondo posto in classifica (appaiata al Napoli a quota 9) alle spalle della Juventus. Festa incontenibile, in campo e sugli spalti, proprio nella serata in cui la Spal torna a casa, nel suo stadio gremito.

L’unica vera chance ospite al 48’, quando Petagna - ancora lui, nel bene e nel male - entra in contatto con Ilicic al limite dell’area: sì, il contatto è avvenuto appena fuori e l’arbitro Mariani ha fatto bene a non concedere il rigore. Dettagli, ormai era comunque finita: torniamo alla festa di questo ragazzone triestino.

GASPERINI ABBOZZA

Alla vigilia del match il tecnico dell’Atalanta, Gian Piero Gasperini, aveva chiesto a Petagna di fare il bravo. Nel dopo partita ha speso altre parole: «Andrea ha fatto molto per noi, se trova confidenza con il gol alza il suo valore. Stavolta è stato bravo e un po’ fortunato sul secondo. Ha fatto bene a esultare, ci sta», le parole rassegnate di un “Gasp” che, forse, rimpiange il colosso che là davanti fa a sportellate, difende palla con il fisico e con la tecnica, si lancia in sgroppate, dialoga con i compagni e, ora, la butta dentro. D’altro canto, come ha “cinguettato” Unfair Play, «In pratica l’unico scopo della carriera di Petagna è far disperare i tifosi dell’Atalanta».

«QUESTA NON E' UNA PICCOLA SQUADRA»

Ma lui è di ben altro avviso: «Possiamo pensare anche a qualcosa in più di quanto ottenuto lo scorso anno. Tutti considerano la Spal una piccola squadra, ma basta vedere questo stadio e il centro sportivo per cambiare idea», ha detto Petagna subito dopo il fischio finale. E poi ha aggiunto: «Abbiamo fatto una grande partita con la carica dei tifosi. Dobbiamo continuare così, siamo sulla strada giusta. Con questo modulo mi trovo bene, il mister è molto bravo e mi piace la sua idea di calcio. Potevamo avere pure qualche punto in più, perché abbiamo giocato bene anche a Torino».

Destino, una trama invisibile che lega Petagna a Ferrara. Un segno tangibile, però, c’è, e si chiama Francesco Petagna, tecnico spallino ai tempi di Paolo Mazza: «Mio nonno mi guarda sicuramente da lassù», ha chiosato Andrea, che un pensiero dopo la doppietta e in quello stesso stadio glielo ha rivolto.

E il giorno dopo? I titoli dei giornali si sprecano, i voti nelle pagelle sono dal 7 in su, la celebrazione dell’impresa è a tutto tondo. Aspettando il prossimo ruglio... —

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