Poco umile? Macchè La Spal non ha avuto la giusta personalità
Anche gravi errori tecnici individuali, però è venuta meno soprattutto la squadra Il mancato turn over non c’entra: la Fiorentina aveva due giorni di riposo in meno
Ferrara
Da qualche parte, ieri, abbiamo letto anche questa: «... mentre Semplici dovrà ricordare ai suoi il valore della parola umiltà».
In cosa la Spal non sia stata umile sabato a Firenze, solo Dio lo sa. Al contrario, riteniamo che il peccato – se proprio si deve cercare una spiegazione di ordine psicologico-caratteriale – sia stato quello di un eccesso di rispetto, di sudditanza, di sentimento d’inferiorità nei confronti dell’avversario. Da qui l’atteggiamento rinunciatario, difensivistico, attendista, con un baricentro incredibilmente arretrato fin dal primo istante, che ha caratterizzato l’inizio del match con la Fiorentina. Ma così ci si è portati in casa, cioè nella propria metà campo se non nella propria area, i viola, li si è gasati, si è data loro fiducia, la consapevolezza che stavano e potevano continuare a controllare – se non addirittura a dominare – la partita. Tanto che la squadra di Pioli ha pascolato a piacere dalle parti spalline, anche nei sedici metri biancazzurri che ha invaso più che sovente permettendosi un numero elevatissimo di scambi (e conclusioni) nel cuore dell’area ferrarese. In definitiva, si è vista la Spallettina dimessa e timorosa dell’inizio della scorsa stagione, con la serie A affrontata da imberbe e friabile neo-promossa. Tutta un’altra cosa rispetto alla squadra consapevole e determinata delle prime quattro giornate del campionato in corso.
Chiaro che a Firenze qualcosa non ha funzionato. Nemmeno il tempo di celebrare la difesa spallina come la più solida delle cinque maggiori leghe europee, con tre gare su quattro chiuse con la porta imbattuta, ed ecco piovere 3 gol tutti in una volta, contro l’1 in totale dei turni precedenti. Ma i processi postumi hanno rilevanza relativa. E, soprattutto, portano nulla di costruttivo. Il mancato turn over? Certo, anche noi – da fuori, alla vigilia – ci eravamo posti l’interrogativo, eravamo curiosi di capire se mister Semplici dopo l’Atalanta e prima del Sassuolo, a Firenze (in tutto, 3 partite in 11 giorni) avrebbe apportato qualche modifica, inserito qualche forza fresca. Ma chi? In quali ruoli? Al posto di chi? Non che manchino le alternative, ma se avesse perso con il turn over? Apriti cielo. Critiche e considerazioni sono spesso figlie del risultato, non dei contenuti. La verità è che la Fiorentina era teoricamente molto meno fresca della Spal, avendo giocato mercoledì sera a Genova, ma non ha fatto un briciolo di rotazioni ed ha dominato: è sempre la testa che comanda le gambe, non il contrario.
Inoltre, cerchiamo di essere realisti: la Viola ha opzioni infinitamente superiori, basti pensare che si permette di tenere in panca – per fare solo un nome – un certo Kevin Mirallas, ex Saint Etienne, 151 partite di Premier con l’Everton, 60 gare e 10 gol nella Nazionale del Belgio.
Osservazione: sì, ma anche la Spal non fa giocare Johan Djourou, che di mestiere internazionale non ne ha certo meno del belga.
Vero. Ma il concetto è a più ampio raggio. La Fiorentina è globalmente più competitiva della Spal. È la squadra migliore vista finora. Punto e basta. Perdere ci sta, e pure nettamente. Non ci sta, quello no, consegnandosi all’avversario e farlo anche attraverso errori tecnici incomprensibili a certi livelli, come quelli che hanno spianato la strada alla formazione di Pioli, facilitandone il compito. Una giornata-no, dei singoli e del collettivo, che se capita contro lo Zenzalino Fc succede nulla, ma che se arriva al cospetto della Fiorentina la paghi cara.
Morale? Rimboccarsi le maniche e ricominciare. –
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