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Colombarini rimette la Spal in trincea: «Soltanto salvezza e niente drammi»

Djourou durante Sampdoria-Spal
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Djourou durante Sampdoria-Spal

Il patron evita delusioni dopo la sconfitta di Genova e in attesa dell'Inter al "Mazza"

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FERRARA. Il calendario si infittisce di ombre e durezza. Di trappole e difficoltà. La Spal ci arriva con tre sconfitte di fila sul groppone e una consapevolezza, dapprima masticata a mezza voce poi esternata con onestà cristallina da Simone Colombarini: non è ancora pronta per un cambio di prospettive. Fiorentina, Sassuolo e Sampdoria sono stati test severi, indicativi nella loro diversità di prestazioni: la Spal, pur globalmente migliorata rispetto alla scorsa soffertissima stagione, non ha ancora raggiunto quel livello medio-alto di classifica cui l’inizio (spavaldo e vincente) aveva fatto credere. Non è un ritorno sul pianeta terra, semplicemente l’accettazione di quanto il campo ha indicato. 

Viola, Sassuolo e Doria, che a quel livello ci sono (dietro le big e capaci di dare loro fastidio), hanno rispedito i sogni spallini al mittente. Loro più tecnici, veloci, cattivi. Attenti e cinici. Meno amnesie, scarsi gli errori non determinati dagli avversari. La Spal è stata anche brava, talvolta è arrivata a giocarsela alla pari. Ha retto, qualche volta attaccato. Però non è stata solida a lungo. Una distrazione, una sbadataggine. Maglie larghe tra difesa e centrocampo (in quelle linee poco compatte lunedì sera Barreto e Defrel hanno scorrazzato). Un errorino lì, uno là. Contro i satanassi, siano Quagliarella o Chiesa, paghi tutto. Okay, biancazzurri generosi ma imprecisi nel tocco. Il salto di qualità può attendere, adesso conta la sostanza. Dopo il crollo di Firenze s’è però rivisto lo spirito guerriero e generoso. La nave sbandava, i calciatori cercavano di reggere. E contrattaccare quando se ne presentava l’occasione. La vera preoccupazione, invero, è l’aver smarrito la solidità difensiva. Come nel girone d’andata dell’anno scorso. Quest’anno, con gli stessi interpreti più Djourou (e l’aggiungta di un centrocampo fisico), si pensava a minori ambasce. E la partenza l’aveva confermato. 

Ma tant’è, quando gira storta forse sono proprio le prime certezze a tradirti. Comunque, la piccola sbornia dell’avvio è smaltita. Tutti l’hanno capito e Colombarini lunedì sera, nella tramontana che tagliava Genova come volassero vetrini, è stato placido seppur netto: «Se perdiamo domenica con l’Inter dobbiamo essere bravi a non fare drammi. L’unico obiettivo è la salvezza e non si deve pensare ad altro». Si diceva: il cammino diventa ancora più aspro. Domenica sera al Mazza il big match con l’Inter, poi la sosta e sabato 20 ottobre trasferta all’Olimpico contro la Roma. Ecco, bravi a non fare drammi perché poi (28 ottobre) a Ferrara sale il Frosinone. E dopo la Lazio (a Roma) arriva il Cagliari; e dopo la Juventus (a Torino) arriva l’Empoli. E dopo il Genoa a Marassi cala al Mazza il Chievo; e dopo Napoli al San Paolo scende l’Udinese. Dopo la sosta sarà così: una dura fuori e una abbordabile in casa. Dunque, guardare un filo oltre l’oggi pensando ad ampio raggio. Come dovrà fare Semplici, aggiustando qualche crepa e ruotando le risorse. Anche tornando all’antico: ora vede Schiattarella solamente come centrale, ma in passato “Schiatta” aveva giocato spesso e bene ai fianchi di un regista: Castagnetti e Viviani. Mancando Kurtic, perché non pensare a Pasquale insieme a Valdifiori?

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