Luce e passione, Bondi e Baltur fanno la storia
È la prima stagione a braccetto nella massima serie. Ferrara tutta da scoprire, Cento ha puntato sul pragmatismo
ferrara
“Polvere, sangue, luce e passione. Esaltazione e depressione”. Questo è il basket, nella definizione di Simone Pianigiani attuale coach di Milano e tra i tecnici più vincenti di sempre. Questa è vita, verrebbe da aggiungere. La “palla al cesto” in versione ferrarese, domenica, alza il sipario su una stagione che fa la storia: Ferrara e Cento insieme in serie A2. Al fianco ma fiere rivali. In passato avevano incrociato le armi in tre stagioni di serie B, ora si rivedono tre metri sopra il cielo. Del resto, il basket è sport che ti obbliga “ad alzare la testa” sottolinea Marco Calamai il coach con la sciarpa che nel 1981 portò il professionismo a Ferrara.
Dal Savonarola al Guercino ci sono svariati gradi di separazione. Il castello di Ferrara contro la rocca di Cento: avventure opposte. Ferrara è stata in A2 per diciotto campionati, poi due anche in A. Cento si affaccia per la prima volta sul palcoscenico che ha inseguito e sognato per decenni. A un certo punto sembrava un impossibile sbarco su Marte, invece ci arriva pronta. Formalmente è una matricola, nella sostanza è una giovanotta che ne sa a pacchi. Società solida, formata da uomini che hanno forte il senso di appartenenza. Legati al territorio, innamorati e orgogliosi. Un pool di aziende che s’è accodato al progetto, creando solide fondamenta. Sul piano tecnico due colonne che di cestini ne hanno mangiati: il ds Pulidori e coach Benedetto. Sono andati sul pragmatico nel costruire la squadra: questa, con cinque retrocessioni e un campo neutro da digerire, non è annata da sperimentazioni. Da azzardi e fantasia. Paradossalmente è la più rodata quella che presenta le maggiori incognite. L’altra faccia della luna è il Kleb: rivoluzione dirigenziale, metà roster imberbe. Un play titolare che l’anno scorso faceva il cambio e spesso giostrava da guardia.
Questo, esclamano dall’accampamento estense, è quanto si poteva fare per mantenere la categoria. Però, dopo pochi passi, un ritocco sostanziale c’è stato: dall’enigma Pressley alla certezza Swann. In casa Kleb impossibile chiedere qualcosa di più della salvezza, almeno adesso. Fondamentale che l’ambiente metabolizzi e inciti, perché il cammino è nel deserto e trovare l’oasi non semplice. Ma se la famiglia tiene (società-staff-giocatori-tifosi) i match che contano si possono mettere in cassaforte. Ecco, Cento deve tenere a bada l’euforia che a fronte di qualche inciampo può tramutarsi in delusione esagerata; Ferrara, per contro, avrà il compito di gestire un’eventuale eccessiva demoralizzazione da basso profilo. Trovarsi in A2 è bello, dai che ad aprile si può festeggiare in coppia. —
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