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Swann, tattoo e famiglia «Disegnano la mia vita e al Kleb porto passione»

Marco Nagliati
Swann, tattoo e famiglia «Disegnano la mia vita e al Kleb porto passione»

La guardia della Bondi in redazione a raccontarsi tra viaggi e soprannomi Con la moglie ed i figli punto di riferimento di un mondo pieno di pallacanestro

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“Cinderella story” sussurra lieve Isaiah Swann. Arriva in redazione e porta l’arcobaleno. Sorridente, ottimista, motivato. Il Kleb parte sottovalutato, può diventare favola. Dieci anni fa Swann era sbarcato in Italia come rookie, che poco sapeva della vita e tanto chiedeva al basket. Imola, l’inizio di un’avventura. Poi il mondo: Israele, Germania, Argentina, Turchia... Da qualche mese Ferrara. S’è fatto uomo. Portando, orgoglioso, i suoi tatuaggi: «Amo tantissimo i miei tattoo - esclama -, raccontano quello che sono. Sulle braccia ho tante stelle, mi ricordano un brutto incidente in auto da cui ne sono uscito più forte». Swann è Zeke (Ezechiele) che si trasforma in Sniper (cecchino): «Il primo soprannome risale ai tempi dell’Università, me lo diedero per distinguermi da Isaiah Thomas. Poi, quando ero in campo, iniziarono a chiamarmi Sniper: “Tu segni sempre” mi dicevano». Da allora è iniziato il cammino.



Isaiah a Ferrara vive in centro, con la moglie e due figli piccoli. Il suo universo. Laci, Sloan (5 anni) e Justice (1) sono la sua comfort zone. Negli States è rimasto il dodicenne Jaylen a studiare. «Il basket è la mia passione - racconta Swann -: adoro scendere in campo. Mi isolo dal mondo e penso al gioco. Occupa tutte le mie energie. Meglio, le occupava. Nel 2013 mi sono sposato, l’orizzonte si è allargato e sento forte il senso di responsabilità verso la famiglia. Loro sono il mio punto di riferimento ed averli con me è decisivo». Prima non era così: Isaiah caricava lo zaino e andava ad esplorare il mondo. «Ho avuto una carriera che non potevo mai pensare di costruire in questo modo. Tutti continuavano a parlarmi di Nba. Nba qui, Nba là: io non ho mai avuto questa fissazione. Ho girato l’Europa, il Sudamerica e mi sono arricchito. Cultura, conoscenze... Incredibili le cose che ho potuto vivere con il mio lavoro. Ho fatto esperienze che non potrò dimenticare mai e, adesso, avere una famiglia con cui condividerle è il massimo».



«Imola è stata la prima volta lontano dagli States e da professionista. C’era Joe Bunn allora, esperto e saggio. Mi dava un sacco di consigli e io ascoltavo e ascoltavo. Ma ero giovane e non sempre seguivo alla lettera i suggerimenti. Lo ripeteva costantemente: impegno ragazzo, impegno». Dieci anni dopo, quel ragazzo ha passato la barricata. Ora è lui, Swann, a dover essere da guida ad un manipolo di belle speranze. «Amo la mia squadra» sottolinea Isaiah e picchia l’indice sul tavolo. A puntellare il concetto. Inchiodare l’idea. «Sento in giro tante chiacchiere sulla squadra, avverto un po’ di scetticismo. Mi eccita sfidare questa sfiducia che ci circonda: ai miei compagni faccio sempre sapere che nulla ci è precluso. I conti si fanno alla fine e non prima. In questo momento è fondamentale che i giocatori meno esperti si sentano bene in campo. Nessuna paura di sbagliare. Pensiamo a noi e non agli altri. La nostra mentalità è giocare per vincere e non facciamoci condizionare dal concetto della sconfitta. Poi, basterebbe guardare quanto Hall lavora duro per trarre esempio».



Ecco, “Magic Mike”. Swann sorride, lascia andare i ricordi. «Con Hall ci conosciamo dai tempi dell’Università, anche se soltanto adesso siamo compagni di squadra in Europa. Ci siamo anche incrociati alle Summer League di Washington. Mike durante la settimana può essere tante cose, distratto o silenzioso, ma quando si avvicina la partita si trasforma. Ha una concentrazione feroce, lo pervade un’inarrivabile voglia di successo. È un compagno ideale». Non sarà solo, in questa Bondi, a dover esprimere leadership. «Sarò un punto di riferimento? - si illumina Isaiah - Beh, io non sento questa pressione. La responsabilità mi piace, fa parte della professione e della mia crescita come persona. Due mesi fa ero a casa, senza squadra. Ora sono qui a Ferrara per fare quello che mi piace: giocare a basket mi esalta. È normale che le attenzioni maggiori ricadano sui più esperti, come me o Hall. Ma anche Fantoni, Panni o Molinaro. Per me tutto questo è una semplice questione di rispetto, di quanto hai costruito in passato».



Il diabolico governante delle umane vicende s’è divertito anche stavolta: la prima di Swann con la Bondi sarà domenica a Treviso. L’ultima squadra della guardia estense. Isaiah sorride, cerca un vocabolario che esprima con chiarezza cosa prova a relazionarsi a Treviso da ex senza, al contempo, innescare polemiche gratuite. Intanto, la questione tecnica: coach Pillastrini predilige un gioco di sistema. Piuttosto rigido in cui devi adeguarti. Bonacina sta lasciando maggiore libertà e di questo Swann pensa di trarne enorme beneficio. Poi il fattore ambientale. «Diciamo che il rapporto con Treviso non s’è chiuso nella maniera che speravo. Qualche attrito con i tifosi, un po’ di freddezza con i dirigenti. Ad ogni modo, alla fine, nulla di veramente drammatico. Anche quest’anno hanno costruito una squadra molto forte, che ovviamente punta in alto. In più al Palaverde c’è un pubblico che si fa sentire. Io però non posso pensare a me, alle emozioni che proverò. Tutte le energie andranno indirizzate sulla squadra». —



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