Carchia e quel missile che è leggenda «Io col fuoco dentro»
euforia centeseQuattro maggio 2000. Gara tre dei quarti di finale playoff di B1 per salire in A2. Di fronte Sinteco Ferrara e Baltur Cento. Padroni di casa con la vittoria in tasca prima degli ultimi...
euforia centese
Quattro maggio 2000. Gara tre dei quarti di finale playoff di B1 per salire in A2. Di fronte Sinteco Ferrara e Baltur Cento. Padroni di casa con la vittoria in tasca prima degli ultimi 5’. Poi Ferrara non segna più, la Baltur recupera un punticino alla volta. Con pazienza. È sotto di 2 e può giocare l’ultima palla. L’azione la racconta il diretto interessato: Cristiano Carchia entrato di diritto nella storia della Benedetto XIV.
il blocco
«Bonaiuti ha preso un blocco da Pezzin - apre Carchia, raggiante quando capisce che si parlerà di quel famoso derby – e ha tirato, forse preso un fallo o forse gli è scivolata la palla, che mi è arrivata tra le mani. Io non potevo esimermi dal tirare, anche se reduce da una prova incolore: tutta la partita mi ero “sbolognato” Ebeling, in attacco avevo sbagliato molto. Ho tirato da tre, è entrata (fino a quel momento aveva 0/7; ndr). Senza dubbio il più bel momento della mia vita cestistica. Non c’è canestro segnato in serie A che tenga, fu una gioia che solo chi era presente può capire». Sono passati più di 18 anni. Quando si parla del derby a Cento si associa sempre la “bomba di Carchia”. Meno la sconfitta dell’anno dopo in finale. Cristiano Carchia parla a ruota libera. Sa che Cento ora gioca in A2, ma dopo aver terminato la carriera da giocatore ha staccato la spina. Voltato pagina. Si è sposato 10 anni fa, gestisce un negozio di abbigliamento a Bra. Da un anno, però, allena una squadra in Promozione. «Quell’anno fu incredibile, perdemmo la finale con Scafati. Dodici mesi dopo fummo ancora in finale, la resa dei conti con Ferrara: perdemmo e solo io so quante lacrime ho versato nello spogliatoio. Fu una grande delusione. Forse la più grande. Ma quanti ricordi, sapete bene quanto fossi legato a Cento; io, “Dimo”... so che si è ripreso, meno male (il riferimento è all’infarto che ha colpito Donato Di Monte a casa, dopo il rientro dalla partita della Bondi a Forlì, la scorsa stagione; ndr). Non c’erano solo rapporti professionali, noi, Rorato, Sabatini: eravamo lo zoccolo duro. Ci allenava Vanoncini, il miglior allenatore che mai si sia seduto su quella panca. Quando andai via, non c’era più lo stesso ambiente. È difficile spiegare tutte le emozioni vissute a Cento».
esodo e ritorno
Carchia prosegue soddisfatto con il sorriso: «L’esodo a Ferrara, per esempio, il ritorno in macchina di quella serata. Emozioni fortissime. Sono felice di averle vissute, ricordarle fa venire un po’ di malinconia per quello che è stato. Qualche anno fa a un matrimonio ho incontrato gente di Cento che mi ha festeggiato per quella bomba, nonostante fossero passati tanti anni. Il centese è così, ha il fuoco dentro. Per me Cento era l’ombelico del mondo. Conservo amici lì, Davide Tassinari è stato mio testimone di nozze, sento anche altri amici. Ogni tanto capito a Cento, ma raramente. Al palazzo non ci sono mai più entrato. Mi sarebbe piaciuto restare, avere anche ruoli diversi. Ma erano cambiate troppe cose in società. A distanza di anni, ci tengo a salutare e ringraziare tutti i tifosi per le indimenticabili emozioni vissute». —
Simone Gagliardi
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