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Maggio 2000: con una tripla all’ultimo respiro i biancorossi eliminano i ferraresi in “gara tre” 

Carchia e quel missile che è leggenda «Io col fuoco dentro»

Simone Gagliardi
Carchia e quel missile che è leggenda «Io col fuoco dentro»

euforia centeseQuattro maggio 2000. Gara tre dei quarti di finale playoff di B1 per salire in A2. Di fronte Sinteco Ferrara e Baltur Cento. Padroni di casa con la vittoria in tasca prima degli ultimi...

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euforia centese

Quattro maggio 2000. Gara tre dei quarti di finale playoff di B1 per salire in A2. Di fronte Sinteco Ferrara e Baltur Cento. Padroni di casa con la vittoria in tasca prima degli ultimi 5’. Poi Ferrara non segna più, la Baltur recupera un punticino alla volta. Con pazienza. È sotto di 2 e può giocare l’ultima palla. L’azione la racconta il diretto interessato: Cristiano Carchia entrato di diritto nella storia della Benedetto XIV.

il blocco

«Bonaiuti ha preso un blocco da Pezzin - apre Carchia, raggiante quando capisce che si parlerà di quel famoso derby – e ha tirato, forse preso un fallo o forse gli è scivolata la palla, che mi è arrivata tra le mani. Io non potevo esimermi dal tirare, anche se reduce da una prova incolore: tutta la partita mi ero “sbolognato” Ebeling, in attacco avevo sbagliato molto. Ho tirato da tre, è entrata (fino a quel momento aveva 0/7; ndr). Senza dubbio il più bel momento della mia vita cestistica. Non c’è canestro segnato in serie A che tenga, fu una gioia che solo chi era presente può capire». Sono passati più di 18 anni. Quando si parla del derby a Cento si associa sempre la “bomba di Carchia”. Meno la sconfitta dell’anno dopo in finale. Cristiano Carchia parla a ruota libera. Sa che Cento ora gioca in A2, ma dopo aver terminato la carriera da giocatore ha staccato la spina. Voltato pagina. Si è sposato 10 anni fa, gestisce un negozio di abbigliamento a Bra. Da un anno, però, allena una squadra in Promozione. «Quell’anno fu incredibile, perdemmo la finale con Scafati. Dodici mesi dopo fummo ancora in finale, la resa dei conti con Ferrara: perdemmo e solo io so quante lacrime ho versato nello spogliatoio. Fu una grande delusione. Forse la più grande. Ma quanti ricordi, sapete bene quanto fossi legato a Cento; io, “Dimo”... so che si è ripreso, meno male (il riferimento è all’infarto che ha colpito Donato Di Monte a casa, dopo il rientro dalla partita della Bondi a Forlì, la scorsa stagione; ndr). Non c’erano solo rapporti professionali, noi, Rorato, Sabatini: eravamo lo zoccolo duro. Ci allenava Vanoncini, il miglior allenatore che mai si sia seduto su quella panca. Quando andai via, non c’era più lo stesso ambiente. È difficile spiegare tutte le emozioni vissute a Cento».

esodo e ritorno

Carchia prosegue soddisfatto con il sorriso: «L’esodo a Ferrara, per esempio, il ritorno in macchina di quella serata. Emozioni fortissime. Sono felice di averle vissute, ricordarle fa venire un po’ di malinconia per quello che è stato. Qualche anno fa a un matrimonio ho incontrato gente di Cento che mi ha festeggiato per quella bomba, nonostante fossero passati tanti anni. Il centese è così, ha il fuoco dentro. Per me Cento era l’ombelico del mondo. Conservo amici lì, Davide Tassinari è stato mio testimone di nozze, sento anche altri amici. Ogni tanto capito a Cento, ma raramente. Al palazzo non ci sono mai più entrato. Mi sarebbe piaciuto restare, avere anche ruoli diversi. Ma erano cambiate troppe cose in società. A distanza di anni, ci tengo a salutare e ringraziare tutti i tifosi per le indimenticabili emozioni vissute». —

Simone Gagliardi

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