La Nuova Ferrara

Sport

Nibali sfiora il miracolo ma a Como vince Pinot

Antonio Simeoli

Lo Squalo scatta sul muro di Sormano e resiste al francese che però sul Civiglio fa il vuoto: è la sua prima monumento

2 MINUTI DI LETTURA







Ha suonato la Marsigliese sulle rive del lago di Como baciate dal sole. Ha suonato per Thibaut Pinot, 28 anni, signor corridore. Per poco, davvero poco, forse altri sei-sette giorni di allenamento, non ha suonato l’Inno di Mameli grazie a un Vincenzo Nibali sontuoso e persino commovente.

È arrivato alle spalle di Pinot, lo Squalo, a una trentina di secondi. È arrivato osannato dalla folla. Stringi stringi il campione vincitore (a sorpresa) della Sanremo in marzo, buttato a terra dal tifoso sull’Alke d’Huez il 19 luglio e operato alla schiena il 1 agosto, tiene in piedi il ciclismo italiano. Arrivare in condizione (buona) al Mondiale di quindici giorni fa era già stato un mezzo miracolo, ieri Nibali ne ha sfiorato un altro. La folla lo osannava. Lui guardava già al Giro 2019, strizzando l’occhio a un percorso che, con l’ultima settimana all’insù tra Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto gli garba assai. Il ciclismo italiano, anche ieri al Lombardia, si è scoperto magnificamente ma anche pericolosamente aggrappato proprio al quasi 34enne siciliano. Unico a centrare una grande classica nel 2018, la Sanremo, e a provarci al Tour prima del patatrac dall’Alpe d’Huez. Volate di Elia Viviani ed Europeo, non paragonabile però al Mondiale, di Matteo Trentin a parte, il resto è stato poca cosa. Come ieri. Nibali ha fatto per l’Italbici pentole e coperchi, protetto, va detto, da una Bahrain Merida prima in formato attacco, poi stopper.

Ad accendere la miccia era stato lo sloveno Primoz Roglic (Jumbo) sul Muro di Sormano a poco meno di 50 chilometri dalla fine. Nibali va prendere Roglic, si porta dietro Pinot (Fdj). Due volte il francese aveva perso dal suo idolo italiano nel 2015 e 2017. Stavolta preparava un finale diverso. Egan Bernal (Sky), il giovane colombiano, fa vedere ancora una volta perché è il futuro nelle grandi corse a tappe con una discesa “Ufo”. Il quartetto va, il campione del mondo Alejandro Valverde (Movistar) sulle prime rampe del Civiglio, si stacca. Già il Civiglio: a 14 km dalla fine la svolta. Pinot attacca una, due, volte. Alla terza Nibali cede. Ne ha di più Pinot che dopo il traguardo dirà: «È la vittoria più bella della mia carriera, correre in Italia mi piace, ho battuto un idolo come Nibali».

Ventun anni dopo Laurent Jalabert vince Milano-Torino e Lombardia. Se lo merita. Nibali viene raggiunto a 4 km dalla fine al culmine dell’ultimo strappo, il Monte Olimpino, nonostante Pozzovivo e Ion Izagirre, suoi pretoriani l’avessero protetto. Non si arrende ri-scatta e arriva secondo, poi Dylan Teuns (Bmc). Aggrappata a Nibali, sontuoso e commovente. Sì, l’Italbici è proprio aggrappata allo Squalo. Magnificamente e pericolosamente. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google