Il Sant’Agostino si è dimostrato macchina da gol
Domenica a Faenza la squadra di mister Ghedini ha saputo imporsi per 6-2 Con tanto di rigore sbagliato Ma Giuriola si è fatto perdonare
sant’agostino
Vincere sei a due in trasferta ti fa venire il dubbio di avere affrontato un gruppo di ragazzi con la stessa maglia e non una squadra. Quindi: era troppo scarso il Faenza o il Sant’Agostino ha finalmente trovato la quadra ?
La risposta, probabilmente, sta nel mezzo. Mister Ghedini, a fine partita, ha rimarcato come anche in una gara come quella di domenica si siano subite ben due reti: «Ed avevamo anche detto che l'importante era non subire reti. E dopo tre minuti regaliamo un rigore...» ha detto il tecnico. Al di là di eventuali accuse di incontentabilità, il mister dei ramarri vuole giustamente sottolineare quello che non funziona. Ma vanno sottolineate anche le altre situazioni, quelle favorevoli. Il Faenza, va detto, non è apparso gran cosa sul piano delle idee, ma ha giocatori interessanti (Tosi, Gardenghi, Malo). I punti nodali della costruzione del gioco dei manfredi sono state aggredite ed asfissiate con grande continuità.
Il Sant’Agostino ha giocato tre quarti di partita nella metà campo avversaria ed ha corso pochissimi pericoli, mentre ha segnato sei reti, ha sbagliato un rigore e costruito altre quattro o cinque palle gol. Slimani (due gol, un assist ed un rigore conquistato, spesso grazie a ripartenze alte) e Trombetta (due gol, molto movimento; ma anche Ciarlantini si è mosso bene) hanno imperversato; Giuriola si è proposto con lucidità e qualche inserimento dei suoi, così come i difensori. Pressing spettacolare, rapido smistamento della palla riconquistata , capacità di andare a tiri credibili con grande convinzione sono tutti elementi estremamente positivi.
Negatività? A parte i gol al passivo (ma la rete di Gardenghi è stata azione pregevole), si potrebbe aggiungere il secondo rigore consecutivo fallito da Giuriola in due partite (anche se questo non ha portato danni al risultato). Ma discutere Giuriola ci appare reato di lesa maestà. —
Alessandro Bassi
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