Due stop in trasferta non fanno così male
Tornare sconfitti dalle prime due trasferte di campionato non è un dramma, soprattutto se in casa si è sempre riusciti a fare risultato. Quattro puniti in graduatoria possono essere considerati un...
Tornare sconfitti dalle prime due trasferte di campionato non è un dramma, soprattutto se in casa si è sempre riusciti a fare risultato. Quattro puniti in graduatoria possono essere considerati un bottino soddisfacente, a maggior ragione considerando la perdurante situazione d’emergenza che affligge la Baltur.
A Ravenna, Keddrick Mays ha disputato uno spezzone di partita e ben lontano dal livello qualitativo che la guardia statunitense è in grado di fornire. Il suo impegno è stato encomiabile, anche per la volontà di scendere in campo nonostante qualche ulteriore giorno di riposo gli avrebbe sicuramente giovato. Però, quando nel corso della settimana non partecipi a neppure un allenamento, come nel suo caso, diventa impossibile chiedergli di più.
Discorso analogo per capitan Benfatto: dopo la lungodegenza, ritrovare il passo non è operazione immediata. Il ritmo e la cattiveria agonistica imposti dagli avversari nel posticipo infrasettimanale hanno reso più evidente come il pivot abbia ancora necessità di ritrovare il ritmo partita e di acquisire la velocità che ora non può avere nelle gambe.
Anche i problemi fisici di Pasqualin e Ba hanno complicato le rotazioni a Giovanni Benedetto, come ammesso dallo stesso coach al termine della gara: «A loro due viene chiesto di fornire un’iniezione di energia e atletismo nei minuti in cui sono in campo, ma, considerando le loro imperfette condizioni fisiche, oltre a essere impossibilitati a fornire questo contributo, mi complicano la vita anche nelle rotazioni, costringendomi a scelte obbligate».
Ovviamente non è colpa dei giocatori, anzi, meritano elogi per come gettano il cuore oltre l’ostacolo. Questa prima fase di stagione ha però lasciato intuire come la Baltur, una volta smaltito quest’incredibilmente sfortunato periodo, possa disporre di un potenziale di tutto rispetto, tutt’ora ancora inespresso, soprattutto per la mancanza di allenamenti e abitudine a giocare insieme. Troppe volte, infatti, ci si affida nei momenti decisivi a iniziative personali, più che alla coralità di squadra, confidando nell’indiscusso talento dei singoli per risolvere le partite. —
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