Spal, rovesciati i pronostici Bella contro la Roma e impacciata col Frosinone
Mister Semplici dopo la caduta di domenica: «Una sconfitta che brucia» È mancato il passo ma servivano anche giocatori con una tecnica migliore
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Quando gli avversari fanno «più gol che tiri», come masticato amaramente dal patron Simone Colombarini, significa che sei immerso in un incubo. Domenica, la Spal proprio questo ha vissuto: incredulità e una sconfitta horror. Per le proporzioni (0-3) e lo spessore dell’avversario. Perché sì, il Frosinone ha messo il Mazza a ferro e fuoco ma onestamente non ha dato la sensazione di essere né irresistibile e neppure in una giornata di particolare grazia. Quattro settimane di ritiro, due pareggi e sette sconfitte. Sei appena le reti segnate e mister Longo appeso ad un filo. I ciociari si sono messi dietro, ordinati. Aspettando gli eventi. L’episodio. La Spal non ha creato disordine nelle linee avversarie e, grave, la chance l’ha concessa. Senza neppure cogliere il campanello d’allarme (rete annullata a Chibsah), prima di incassare il “vero” primo pugno. Per un tempo i biancazzurri hanno avuto palleggio e possesso campo ma ritmo monocorde. Senza fame. Niente velocità. Zero fantasia.
Domenica sera, nel ventre del Mazza, qualcuno ha chiesto a mister Semplici se il rovinoso crollo col Frosinone fosse paragonabile a quello del Franchi con la Fiorentina. Diniego del tecnico e con ragione. Contro la Viola la Spal non c’era in nulla, peraltro avendo davanti un rivale di ben altro spessore rispetto ai ciociari. Domenica scorsa la squadra biancazzurra è pervenuta, questo sì. Mancava la “garra”. Alla vigilia si temeva che il gruppo potesse sbattere e inciampare, ma è chiaro che il fragore è giunto comunque inatteso. «Se non riesci a vincere - dice Semplici - qualche volta va bene anche pareggiare». Talvolta accontentarsi è un brodino necessario. Si inseguiva il salto di qualità, invece è arrivata la bocciatura. «Brutta partita ed è un risultato che brucia» emerge dal sito Instagram di Leonardo Semplici.
Ecco, tra le pieghe di tante analisi si può anche abbozzare un paio di riflessioni sulle scelte del tecnico. Diciamo che in una partita interna contro la penultima, rivale che inquadrava la Spal come una fuoriserie lanciata ai mille all’ora dopo il colpo con la Roma, era ovvio aspettarsi di dover fare la partita. Pertanto affidarsi a “piedi educati” e visione di gioco ci poteva stare. A centrocampo un Valdifiori, che l’imbucata la cerca, non pareva nota stonata. Il Frosinone ha lasciato libertà a centrocampo, che Schiattarella non ha capitalizzato. Tanti passaggi scolastici, molti tocchi all’indietro per stanare una rivale che non aveva nessuna intenzione di alzare il baricentro. Schiattarella per anni ha giocato al fianco di un centrale (anche alla Spal con Castagnetti in B e con Viviani nella scorsa stagione): ora pare che non possa essere impiegato se non centrale nella terra di mezzo lui stesso. In certe partite, magari, al fianco di Valdifiori ci può anche stare. Domenica, invece, è entrato Everton non uno che ricama. Di certo le qualità di “Schiatta”sono più funzionali in trasferta, quando c’è da contrastare e rilanciare piuttosto che al Mazza dove a volte va costruita in toto la manovra. Contro il Frosinone è anche mancata la classe di Antenucci. Contro una retroguardia così chiusa e con un Petagna poco ispirato nel momento di dar battaglia, serviva puntare sulla tecnica con palla rasoterra. Necessitava il movimento di una punta che si facesse vedere, andasse incontro ai centrocampisti. Cercasse il dialogo. Si avventurasse in qualche dribbling. Occorreva l’azzardo. Non è pane per Paloschi. Infatti quando “Anteseven7” è entrato una scossa c’è stata, seppur con partita compromessa. «Avremmo potuto giocare altre due ore - sottolineava Semplici commentando la partita - ma non avremmo mai segnato». Può senz’altro essere, intanto sullo 0-2 con Antenucci un palo è arrivato. «Le scelte le fa il mister - metteva in chiaro contando fino a cento il presidente Mattioli -, io non voglio entrarci».
Okay, domenica è caduto il peggio. Che ha stordito più di quanto possa essere incassabile perché inatteso. Non c’era presunzione nel pensare ad una Spal capace di dare seguito al trionfo romano e assestarsi su posizioni di classifica di puro benessere. E poi è stato il Frosinone a dilagare, non una big. Si gira pagina e ovviamente va difesa quella compattezza ambientale che in passato è stata l’arma in più. Di certo andare in casa Lazio non è esattamente una passeggiata di salute. —
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