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Compleanno Ariosto, storia di pallamano

Marco Nagliati
Compleanno Ariosto, storia di pallamano

Domenica dalle 19 la società festeggia i 40 anni di attività «Emozioni, ricordi e sicuramente ci sarà qualche lacrima»

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Inizia con Luciana Pareschi, continua con Katia Soglietti. Pausa. Silenzio. Sospiro. «Davvero, questo non posso proprio essere io a dirlo. Luciana è un’istituzione e, in quanto donna, ha dovuto fare il doppio per raggiungere i traguardi che si era prefissata. Mamma, moglie, insegnante, allenatore... Mi onora se qualcuno mi paragona a lei». La voce della Soglietti, solitamente così autorevole, si abbassa di qualche decibel. Domenica il Gruppo Sportivo Ariosto Pallamano festeggia i quarant’anni di attività, da compagine post-lezioni scolastiche ad una società che ha scritto pagine di storia: ferrarese e nazionale. Trent’anni in serie A, il resto A2 e una in B. Al PalaBoschetto, domenica appunto, dalle 19 ad oltranza il club festeggia. La Pareschi e la sua storia. «Ripercorreremo la nostra avventura - spiega la Soglietti -: emozioni e ricordi. Qualche lacrima ci sarà perché ricorderemo pezzo per pezzo questo cammino. L’ingresso è libero e mi piacerebbe che qualche “curioso” si avvicinasse al nostro mondo».



E si torna al punto di cui sopra, quando Katia per un battito di ciglia ha smarrito le parole. La Pareschi ha scritto le prime mille pagine del libro Ariosto, la Soglietti ne ha raccolto l’eredità. Lavora a tempo pieno per il club. Manager, segretario, allenatrice, giocatrice. Factotum, usando una parola latina per porre tutto a sintesi. Katia ha quarantuno anni, la sua anagrafe quasi si fonda con quella della società. È reggiana ed è a Ferrara dal 2003. Non è più uscita dalle mura. «Quando ci penso mi spavento - sussurra la Soglietti -; le società sono fatte di persone, che fanno la differenza. Sono stata accolta come una figlia e qui c’è sempre stata la necessita del “fare”. Quindi, un passo alla volta, i miei impegni sono costantemente aumentati. Sono scelte di vita che si fanno: aggiungono da un lato, tolgono dall’altro. Non sono pentita di nulla in una sorta di dare e avere. Il mio è un impegno totale, senza orari. Però mi piace e quindi è come non fosse un lavoro».



L’Ariosto ha un consiglio direttivo formato da Maurizio Magri, Luca Andreani e Giovanni Sirotti. Mentre Giovanni Stampi si occupa del settore giovanile. Katia Soglietti, come dice lei divertita, segue tutta la parte “pratica” dell’attività. Che consta nella prima squadra in serie A e di oltre cento tesserate nel vivaio.



Katia Soglietti appartiene alla generazione successiva alle pioniere. A quelle ragazze che mettono il naso fuori dal Liceo e si buttano nel fuoco di un campionato federale di massima serie. Varcano le colonne d’Ercole ed esplorano l’ignoto. «Fare paragoni con il passato è decisamente sbagliato - puntualizza la Soglietti - perché il mondo è cambiato. Adesso noi dobbiamo adeguarci ed andare incontro alle nuove generazioni. I giovani hanno una vita diversa, maturano nuove esperienze. Con le sue stranezze». Katia amplia il concetto: «In questa era social stanno venendo meno la passione e lo spirito di sacrificio. Non tutti sono disposti ad impegnarsi per raggiungere i risultati attraverso gli allenamenti e la fatica. Io, come tante, sono sempre andata avanti non guardando certo la retribuzione ma assecondando la passione. Detto questo i nostri gruppi eccellenti: le ragazze sono amiche tra di loro, nessuna si tira indietro. Ed i genitori sono molto partecipi, collaborativi. Aiutano tanto anche a livello gestionale».



Katia Soglietti ha alle spalle oltre cinquecento partite con la casacca dell’Ariosto, continua a scendere in campo perché - spiega sorridendo - c’è una buona stoffa di base. Carattere, voglia e un fisico che sembra costruito apposta per fare sport. Se per un attimo la giornata di Katia entrasse in un limbo, se una bolla di sapone sospendesse la quotidianità. Ecco, se la Soglietti chiudesse gli occhi e pensasse al futuro dell’Ariosto: come lo vorrebbe?

Domenica si beve ai quarant’anni, tra dieci come li vorrebbe i cinquanta della società? «D’istinto: vorrei una palestra piena di bambini tutto il giorno». Un breve attimo per rifiatare. Poi: «Mi piacerebbe formare atlete, certo. Ma soprattutto persone che possano trarre dallo sport la capacità di resistere alle difficoltà. Che abbiano la capacità di dare seguito alle loro passioni. Che ottengano soddisfazioni». Fra pochi giorni il PalaBoschetto sarà il teatro dei sogni, la Soglietti pensa oltre: «Le idee non mancano mai, avessimo soldi da spendere che invece non abbiamo...». —



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