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Luciana Pareschi è stata creatrice, anima e allenatore del team E tuttora vive ancora intensamente quei grandi momenti 

«È stata una fiaba inimitabile Le ragazze mi hanno emozionato»

P.N.

l’intervistaLuciana Pareschi è stata la mamma e l’anima del G.S. Ariosto, non solo l’allenatore. Un binomio inscindibile, anche nell’immaginario collettivo e fino ad oggi.Luciana, cosa significa per...

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l’intervista

Luciana Pareschi è stata la mamma e l’anima del G.S. Ariosto, non solo l’allenatore. Un binomio inscindibile, anche nell’immaginario collettivo e fino ad oggi.

Luciana, cosa significa per lei questa ricorrenza, il quarantennale dell’Ariosto?

«Prima di tutto ha una valenza affettiva. Quegli anni sono stati i più belli della mia vita sportiva, della mia vita da pallamanara. Ciò che mi hanno dato le ragazze è qualcosa che non si spiega a parole».

Ci provi...

«Mi emoziono... La loro grinta, la loro passione. A quell’età, all’inizio delle superiori, era più facile uscire che venire in palestra, invece hanno sempre sposato quell’avventura. Momenti che non ritorneranno, un’esperienza inimitabile».

Lei si rende conto di cosa ha creato?

«Forse il movimento più importante della realtà sportiva ferrarese, almeno per certi versi. Un movimento enorme. Dal nulla all’Europa. Sembra una fiaba. L’ho realizzato solo pochi giorni fa, quando ho ritrovato tutte le ragazze. Quelle dei nostri primi dieci anni di Ariosto, i più veri, i più profondi, perchè condotti con l’intero gruppo storico uscito dal Liceo - e poi con pochi innesti esterni-, prima che ognuna prendesse strade diverse. Le ragazze hanno anche prodotto un libro, leggendolo ho pianto dalla prima all’ultima riga: ho capito che non ho insegnato solo sport ma che le ho guidate in un percorso di crescita durante il quale ho trasmesso dei valori che non sapevo nemmeno di avere. E che loro, poi, hanno insegnato ai propri figli».

Cosa sono state per lei la pallamano e l’Ariosto in particolare?

«Passione. Io non ho lavorato, ho vissuto tutto con passione».

È stata una rivoluzionaria?

«Piuttosto una ribelle e una pioniera. Avevo studiato pallamano sui librini dell’epoca, ma la mia testa andava oltre, avevo altri schemi che volevo applicare. Inoltre tutte le ragazze venivano da altre discipline sportive, la pallamano non esisteva, ed avevo scelto quelle con la predisposizione ad essere atlete. Oggi sarebbe impossibile riproporre quel modello».

C’è una curiosa e simpatica coincidenza: domenica l’Ariosto celebra i 40 anni, due giorni dopo lei festeggia il suo compleanno.

«È proprio così, e ... raddoppio. Ma questi 80 anni non me li sento, fosse per me andrei ancora a correre, e non me ne frega niente di averli!».

Qual è la colonna sonora della sua vita?

«My way, di Frank Sinastra. Come dice nella canzone, anche io ho fatto della mia vita ciò che ho voluto, l’ho vissuta proprio a modo mio».

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