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Quattro vittorie e sei sconfitte nelle prime dieci partite Eppure la scorsa stagione i biancazzurri impattarono metà delle gare 

Quel pari dimenticato e che qualche volta farebbe tanto comodo Domenica “se po’ fa”

A.D.
Quel pari dimenticato e che qualche volta farebbe tanto comodo Domenica “se po’ fa”

LA STATISTICAStesso allenatore, medesimo sistema tattico di gioco, zoccolo duro della rosa confermato, ma una statistica completamente diversa, che non può non balzare agli occhi di ogni osservatore....

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LA STATISTICA

Stesso allenatore, medesimo sistema tattico di gioco, zoccolo duro della rosa confermato, ma una statistica completamente diversa, che non può non balzare agli occhi di ogni osservatore. La Spal di fine ottobre, infatti, è ancora ferma a zero nella casellina dedicata ai pareggi. Il bottino di quattro vittorie e sei sconfitte fin qui per i biancazzurri è la traduzione che le mezze misure dalle parti di via Copparo al momento non esistono. E pare davvero strana la lettura di tale situazione, visto e considerato che nella scorsa annata la Spal era stata riconosciuta per settimane come squadra ammalata di “pareggite”.

Al termine della stagione 2017/2008 sono stati ben 14 i segni “ics” raccolti da Antenucci e compagni: solo il Torino, con 15, aveva impattato maggiormente, mentre Inter e Atalanta (12) completavano il podio di questa speciale graduatoria. Tra l’altro, i punti dei ragazzi di mister Semplici l’anno scorso sono stati 38: l’esatta media di un tassello a partita, utile per raggiungere la salvezza all’ultima giornata con il destino nelle proprie mani. Quest’anno qualcosa dev’esser pur cambiato, sebbene nel calcio la casualità sia una componente più che presente, ma non tutto viene generato in maniera automatica. La squadra – a detta proprio dei protagonisti – scende sempre in campo per vincere e questo non può essere che un ottimo segnale in termini di mentalità e crescita collettiva. Sì, ma alcune partite «se ti rendi conto che per svariati motivi non puoi vincerle, devi imparare a pareggiarle per non perderle». Virgolettato di sincera e spontanea verità firmato da Felipe al termine del match col Frosinone.

Il discorso e la chiave sono dunque legati ai singoli momenti che stanno all’interno delle dispute. Situazioni, momenti che vanno letti – sia dal tecnico, ma soprattutto dai protagonisti in campo – in maniera più lucida, ponendo maggiore attenzione e quel pizzico di cattiveria agonistica necessaria nel difendere metri, centimetri di campo e magari quel famoso punticino per la classifica (e il morale). Ad esempio, un pareggio col Frosinone – dopo la frizzante vittoria di Roma – avrebbe di certo mandato a casa qualcuno dal “Mazza” col naso comunque storto, ma sicuramente la classifica ne avrebbe tratto un certo giovamento.

Se ci pensiamo, le quattro partite vinte dalla Spal sono state tutte più che meritate, ma è proprio in alcune sconfitte che emerge il lampante fatto che, con più attenzione e con la doverosa malizia, magari si sarebbe arrivati al pareggio. Ad esempio, nella gara di Torino una marcatura stretta sul calcio d’angolo decisivo avrebbe consentito di terminare il match con un più giusto 0-0. Con la Fiorentina e il Sassuolo, invece, ci sentiamo di dire poco, perché in quei casi gli avversari hanno davvero fatto qualcosa in più della pasticciona Spal. Invece, a “Marassi” contro la Samp, la Spal ha regalato due reti a difesa schierata e, in particolare senza la seconda leggerezza, il punto sarebbe potuto arrivare. Contro l’Inter, dopo il meritatissimo pareggio di Paloschi, sarebbe stato anche solo sufficiente rimaner concentrati, chiusi, compatti e battaglieri per qualche minuto in più.

Insomma, una volta ben indirizzate le cose con la qualità del gioco e con la doverosa proposizione dei propri concetti, occorrerebbe infilarsi anche qualche panno sporco e portare a termine la missione di muovere la classifica con tutti gli attrezzi di questo mestiere. Domenica, a Roma con la Lazio per ripetere l’impresa (pari a reti bianche) dello scorso anno: da quelle parti direbbero “se po’ fa”. —

A.D.

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