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Nella scorsa stagione la soglia dell’attenzione era molto alta Il gruppo avvertiva un senso di inadeguatezza di fronte al nuovo 

La squadra biancazzurra non si sente in pericolo e ha abbassato la guardia Da ritrovare la sana paura

Marco Nagliati
La squadra biancazzurra non si sente in pericolo e ha abbassato la guardia Da ritrovare la sana paura

la mentalitàMarco Nagliati / ferraraLa Spal non ha paura. E questo è un guaio. Perché non percepisce ancora il senso del pericolo, che invece l’anno scorso era nella quotidianità. Nell’aria. Nei...

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la mentalità

Marco Nagliati / ferrara

La Spal non ha paura. E questo è un guaio. Perché non percepisce ancora il senso del pericolo, che invece l’anno scorso era nella quotidianità. Nell’aria. Nei respiri. Nei volti. Logico: il mondo biancazzurro tornava in Serie A dopo quarantanove anni di digiuno e non è che avesse granché frequentato pure la serie cadetta. C’era un umanissimo senso di inadeguatezza, che istintivamente produceva corsa e compattezza. Varcando le colonne d’Ercole di un torneo ignoto, i calciatori e lo staff spallino mettevano in gioco un’attenzione emotiva altissima. Si perdeva, certo. Si giocava male, chiaro. Il gruppo era tutto da forgiarsi di fronte a difficoltà maggiori. Ma piano piano, pareggio su pareggio, il mondo è stato esplorato. A guardia alta.

terra amica

Quest’anno la Spal è partita avendo già piantato le tende nella “dimensione campionato”. Autostima maggiore, organico più forte. Un minimo di scorza dura davanti ai grandi nomi da sfidare. Dai, si pensava che la salvezza - e nessun altro obiettivo - sarebbe potuta arrivare con minori ambasce rispetto allo scorso torneo. L’inizio è stato scintillante e confermava il cauto e ragionato ottimismo. E la Spal ha perso un po’ di sano timore. Gli osservatori esterni hanno etichettato così gli ultimi due rovesci: “Sindrome da pancia piena”. Appunto. Due indizi non fanno una prova, ma qualcosa suggeriscono. Se si congiungono alla non-prestazione di Firenze e al ko “fastidioso” col Sassuolo. Dove albergano concentrazione e ferocia? Col Frosinone si intuiva il linguaggio del corpo: “Tanto prima o poi una rete la facciamo”. E sul primo gol della Lazio, domenica, calcio d’angolo e traiettoria leggibile. Immobile, bomber feroce che pasteggia sovente sul secondo palo, sta libero alle spalle di Missiroli. E lo spallino invece di marcarlo, facendo un passo indietro verso la punta, fa un passo avanti e guarda il pallone tentando un intercetto arero impossibile.

al campetto

Sul raddoppio biancoceleste in cinque spallini verso il pallone come al campetto, nessuno che segue lo smarcamento di Immobile. Nella ripresa, poi, palloni persi in uscita e transizione concessa senza difesa. Sono buchi che nascono da una inconscia forma di relax. Però perdi oggi, crolla domani e il baratro è ad un passo. «I nostri dodici punti sono bellissimi ma non dobbiamo prendere una brutta piega» avverte Mattioli che inizia a sentire puzza di bruciato. Mister Semplici è consapevole delle insidie dietro l’angolo, aiuti la squadra a capirlo. “Noi non molliamo un centimetro” scrive il tecnico su Instagram. In A ti trovi nelle sabbie mobili in un amen, poi uscirne è davvero dramma. E sabato, il Cagliari, è davvero una brutta bestia. —

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