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«Forse la Spal pensava fosse più facile»

Paolo Negri
«Forse la Spal pensava fosse più facile»

Riccardo Cervellati, ex biancazzurro, analizza momento e prospettive tra la Juve dopo la sosta e poi gli scontri diretti 

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FERRARA. Ex biancazzurro, addetto ai lavori, attento osservatore in tribuna anche sabato in occasione di Spal-Cagliari. Riccardo Cervellati affronta senza remore la panoramica sul momento Spal e sulle prospettive della squadra.

Cervellati, a quale partito appartiene?

«In che senso?»

Quelli che dicono che il pareggio col Cagliari è stato positivo, o quelli che ritengono che si sia trattato di due punti persi?

«Se analizziamo il valore delle due squadre, un punto con il Cagliari può andar bene: i sardi hanno una qualità complessiva più alta rispetto alla Spal. Al tempo stesso, per come si era messa la partita e per quanto avevano fatto i rossoblù fino a quel momento, è evidente che la Spal deve nutrire grande rammarico. Bastava un pizzico di attenzione in più e sarebbero stati conquistati 3 punti pesantissimi. Se a 15 minuti dal termine vinci 2-0, devi portare a casa il risultato».

E adesso?

«Adesso c’è questa... amichevole allo Juventus Stadium».

Mission impossible?

«Non c’è partita. La Juve è determinata, cattiva, ha cambi dello stesso valore dei titolari. Per uscirne vivo serve il miracolo».

Quindi, meglio passare oltre?

«Ma no. Io ho calcato i toni per sottolineare un’evidenza che è sotto gli occhi di tutti. Però nel calcio non si sa mai, tutto può succedere. E la Spal a Torino, alla ripresa del campionato, non dovrà giocare pensando di aver già perso ma sfoggiando uno spirito che consenta una prestazione capace di restituire convinzione e certezze, al di là di quello che sarà il risultato finale».

L’attuale momento (8 gare giocate, 1 vittoria, 1 pari, 6 sconfitte, 18 gol al passivo) ha minato lo spirito?

«In serie A ci sta di prendere delle infilate anche con tre o quattro ko consecutivi, ritrovandoti quindi coinvolto nella lotta per non retrocedere. Così come puoi trovare il periodo buono che ti risolleva. Senza illudersi».

La sua è un’allusione?

«Sì, la mia idea è che l’inizio del campionato e recentemente la vittoria di Roma con i giallorossi, per quanto meritata ma caratterizzata anche da qualche episodio, hanno indotto a pensare che il compito fosse più agevole rispetto all’anno scorso. Non dico che si sia pensato che sarebbe stato tutto facile, però quei risultati il colpo di Roma contro una big sono quasi diventati controproducenti. Poi perdi col Frosinone, perdi di qua e di là e ti trovi a dover resettare a pensare che è meglio cercare di salvarsi in fretta. La Spal ha più esperienza rispetto alla scorsa stagione, ed una caratura complessiva migliore, ma il livello è quello, l’obiettivo non può che essere - restare - la salvezza».

Affrontare la Juve rischia di non far bene alla classifica, nell’immediato: il vantaggio attuale è +4 su Empoli e Udinese appaiate al terzultimo posto.

«E dopo il match con la Juventus, proprio l’Empoli verrà a Ferrara. Ecco, lì ci si giocherà molto, sarà uno scontro-salvezza importante, contro una squadra che stava giocando bene e che col cambio di allenatore ha poi fatto subito risultato. Più in generale, dall’Empoli e fino a Natale ci saranno tanti impegni di rilievo».

Da affrontare con... quale portiere?

«Ritengo di avere le competenze per poterne parlare. Un po’ di confusione è stata fatta. Non si può stabilire la gerarchia dopo 12 gare. La gerarchia deve essere chiara dall’inizio, e poi eventualmente ribaltata ma solo a fronte di una serie di errori gravi. Forse non si è dato peso a dei cambi in un ruolo in cui serve continuità. E adesso Gomis lo vedo un po’ in difficoltà. Non ha commesso chissà quali errori, però è titubante, para meno. Chiari segnali di chi sente meno fiducia nei suoi confronti, e di chi ha perso fiducia nei propri mezzi. Milinkovic Savic ha dei mezzi ma è indietro tecnicamente, lo salva la grande struttura fisica e lo aiuta il fatto di avere un carattere forse più spavaldo rispetto a quello di Gomis».

Quindi?

«La cosa peggiore, adesso, sarebbe quella di pensare di prendere qualcuno a gennaio: così si finirebbe col togliere sicurezza a chi è chiamato a giocare. Si metterebbero in crisi quelli che hai. E non è che in giro ci siano milioni di portieri superiori ai tuoi, e chi li ha se li tiene». —


 

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