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Il manager che con Mascellani portò Ferrara nella massima serie è tornato al palasport per assistere al match più “pazzo” della stagione 

Crovetti fra ricordi e orgoglio «Tifosi e squadra meritano l’A2»

Mauro Cavina

IL PERSONAGGIOUna vita spesa per la pallacanestro, con esperienza ad altissimi livelli. In trent’anni di carriera Alessandro Crovetti ha avuto pure il tempo per portare Ferrara al punto più alto...

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IL PERSONAGGIO

Una vita spesa per la pallacanestro, con esperienza ad altissimi livelli. In trent’anni di carriera Alessandro Crovetti ha avuto pure il tempo per portare Ferrara al punto più alto della sua storia. Domenica il dirigente reggiano è tornato nel palasport che l’ha visto all’opera dal 2002, quando arrivò nella società presieduta da Roberto Mascellani: «Erano gli anni della Legadue, della Spal in serie C e il volley in A1», come ricorda lo stesso Crovetti. Un grande lavoro e un unico obiettivo: portare in alto Ferrara. Obiettivo centrato nell’aprile 2008, dopo un lungo lavoro e sei campionati di A2. Fu fatto un grande lavoro sportivo e organizzativo, che diede importanti risultati e che fece innamorare ancora una volta – dopo i mitici anni Ottanta – Ferrara del basket.

«Mi ha fatto impressione vedere un palasport con tanta gente – racconta Crovetti all’indomani della gara della Bondi con Forlì –. È stato un vero spettacolo di tifo in un contesto positivo ed entusiasmante. Mi ha fatto piacere tornare a Ferrara e incontrare tante persone che c’erano anche dieci anni fa e che ho rivisto con gioia».

Sembra passata una vita da quando Crovetti, dopo la retrocessione, lasciò Ferrara per altre esperienze. Ci sono stati i sette anni della gestione Bulgarelli e poi ora Francesco D’Auria. Ma, al tempo stesso, sembra ieri: «Negli ultimi tempi sono state tante le società che hanno affrontato cambiamenti di proprietà e che hanno dovuto fare i conti con una difficile situazione economica del Paese. Anche Ferrara è stata una di queste, ma credo che si sia lavorato bene: ho visto un palasport bello esteticamente e ho ripensato ai lavori che dovemmo sostenere per adeguarlo alla serie A; ho sentito calore e passione tra il pubblico. Mi ha fatto piacere ritrovare quella passione che abbiamo contribuito a costruire in quella cavalcata fino alla serie A, che poi ha dato modo di vedere davvero un basket di alto livello, con grandi campioni come Collins, Ebi, Nnamaka, Jamison, Farabello e Sacchetti».

Appunto, i giocatori, la squadra: che cosa pensa Crovetti della Bondi? «L’ho vista fare una grande prestazione contro Forlì senza il suo giocatore più importante. Forlì è molto più forte tecnicamente, ha investito grandi risorse e ambisce a restare tra le prime. Ferrara ha dimostrato di avere carattere, di non mollare mai, di essere unita e di essere anche ben allenata. Non conosco Bonacina, ma ha fatto un ottimo lavoro, sia mentale che tecnico, perché perdere il proprio miglior giocatore a ventiquattr’ore dalla gara è uno shock non facile da assorbire. Invece la Bondi ha reagito e ha lottato con Forlì fino al supplementare. È una squadra che mi ha fatto un’ottima impressione, che ha dimostrato di avere orgoglio e disciplina. Quindi, merito allo staff tecnico che sta facendo un buon lavoro. Poi, non so quali obiettivi ha il presidente e quali investimenti voglia fare. Ma dico che questa Bondi ha tutte le carte in regola per restare in A2». —

Mauro Cavina

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