Gioie e dolori esuberanze e tremori
Se l’azienda che produce stampelle diventa il tuo nuovo sponsor, se il leader anziché giostrare in campo è costretto solo nel ruolo dell’indossatore della sua linea di vestiario personale (e,...
Se l’azienda che produce stampelle diventa il tuo nuovo sponsor, se il leader anziché giostrare in campo è costretto solo nel ruolo dell’indossatore della sua linea di vestiario personale (e, nonostante ciò, caro coach, Hall non è proprio uguale a Belen…), se poi i tuoi giovani si chiamano Mazzoleni e Calò, mentre quelli degli altri Donzelli e Oxilia, allora è chiarissimo: dopo una partita come quella di domenica non possono che scrosciare gli applausi. Anzi, tutti in piedi per questa Bondi, come dice il coro, a cui ubbidiamo pure noi scalcagnati e indolenti tifosi di tribuna.
Noi, attaccati alla barba del profeta Isaiah in versione James Harden e non solo per la peluria, elettrizzati ma anche un po’ spaventati dalle sfuriate di Bonacina, carico a molla come un ormone solitario, storditi da un Molinaro finalmente a solleticare il cielo come può fare. Siamo tutto questo. Siamo anche, però, il bernoccolo della capocciata tra Panni e De Zardo sulla penultima rimessa decisiva, siamo l’evanescenza priva d’azzardo del Lorenzo non ancora Il Magnifico e anche le mille titubanze di chi deve portare palla quando il pressing si alza. Gioie e dolori, esuberanze e tremori. Speranze regolamentari e delusioni supplementari. Tutto sommato quel che ci si aspettava, al netto degli infortuni: quindi, avanti tutta.
Dicono gli esperti che ora ci tocca un ciclo di ferro e fuori fa pure un freddo cane. Conviene coprirsi, “pijamose” un felpone col logo di Re Mike e tracanniamoci un vin brulè. A Verona, prossima trasferta, il pandoro poi lo fanno ancora? —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google