Bozzao è sicuro «La Spal con la Juve può affidarsi solamente al fato»
l’intervistaIl Tigre per antonomasia. Un pezzo di grande storia spallina. Con una parentesi in maglia Juventus. Gianfranco Bozzao è professore di calcio (l’amico Galeone in una vecchia e mitica...
l’intervista
Il Tigre per antonomasia. Un pezzo di grande storia spallina. Con una parentesi in maglia Juventus. Gianfranco Bozzao è professore di calcio (l’amico Galeone in una vecchia e mitica intervista di Gianni Mura: «Ciò che so l’ho imparato da Bozzao»). Nessuno meglio di lui per inquadrare Juventus-Spal di sabato allo Stadium.
Mister Bozzao, cosa deve fare la Spal per provare a fermare la Juve?
«Calcisticamente, nulla fa supporre che la Spal possa fare risultato a Torino. Dopo, c’è il fato: ci si può aggrappare a quello».
Però... Ok, ci torneremo a breve. Intanto, ci dica: come fu la sua esperienza bianconera nel 1961/62?
«Triste. Non fui capace di ambientarmi. Mi mancava l’ambiente di Ferrara, e quello della Spal».
Ma come, era arrivato al top...
«No, là ognuno andava per proprio conto. C’era un allenatore, lo svedese Gren (ex grande centrocampista del Milan; ndr), che giocava a tennis e lasciava che gli allenamenti li guidasse il suo secondo, il ceco Korostelev. Poveretto, tirava il gruppo ma era un lasagnone che andava ai due all’ora. Non mi sentivo allenato, e non mi sentivo parte di quella squadra. Così pensavo ad altro, ad andare in giro con mia moglie, mi ero sposato in giugno».
Era la Juve di Charles e Sivori.
«Non ne avevano più. Facevano ciò che volevano: arrivavano a tavola in ritardo, mangiavano quello che volevano, bevevano ciò che volevano».
Lei giocò spesso in Coppa dei Campioni.
«Sì, 5 partite. Ma lasciamo perdere. Non era la Juventus organizzata e perfetta di adesso, una macchina che viaggia a mille all’ora. E con grandi giocatori: se non hai quelli, l’allenatore fa nulla».
Allegri è discepolo di Galeone, che ha avuto lei come maestro. Nel gioco di Allegri vede qualche concetto del “Gale”?
«Sì, questo sì. Fui il primo, con le giovanili della Spal, a giocare a zona totale. La faceva Pereni, ma solo in allenamento. Io ero lì, vedevo e copiavo. A Gianni dissi di farla in prima squadra, mi rispose che non aveva gli uomini adatti».
Lei prima affermava che la Spal a Torino non ha chances. Sicuro?
«Non ci sono sistemi per affrontare questa Juve. Per i valori, i singoli e anche i dettagli. Le distanze: ciò che fa la Spal, nella Juventus non lo vedi, le distanze non sono quelle della Spal. Ed è un aspetto fondamentale. Per gli anticipi, per il pressing, per tutto».
Il Genoa però a Torino ha pareggiato.
«È il bello del calcio. Ma le statistiche parlano chiaro: la Spal non ha mai battuto la Juventus, e anche queste cose incidono. È la storia».
La Spal si salverà?
«La Spal quest’anno all’inizio ha avuto fortuna. Non nelle vittorie, ma per il momento delle squadre che ha battuto. L’Atalanta qui era nella sua fase peggiore. E mi dico che se non hai vinto contro l’Inter che abbiamo visto a Ferrara, allora non la batterai mai. Poi c’è un’altra cosettina».
Quale?
«La Spal può salvarsi, certo. Ma deve ricordare che sta a Ferrara e la storia dice che qui devi combattere fino all’ultimo. È sempre stato così, tranne quando arrivammo quinti, ma c’era gente come Picchi e Balleri. Dunque, pensiamo all’Empoli, non alla Juve». —
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