La matricola, i suoi leader e il gioco delle responsabilità
Nell’arco della partita il pallone non pesa sempre alla stessa maniera Quando i tiri contano di più bisogna farsi trovare pronti
CENTO. La sconfitta di Forlì, per la prima volta in questa stagione, ha portato in negativo il computo di vittorie e sconfitte della Baltur. Dato che non deve allarmare, considerando che l’unico reale scivolone di quest’avvio di campionato nella nuova categoria può essere considerato a giusta ragione solo quello nella sfida precedente contro l’Assigeco Piacenza tra le mura amiche.
Nel derby contro l’Unieuro, la formazione di Giovanni Benedetto era chiamata a una reazione d’orgoglio, che cancellasse la scialba prestazione di sette giorni prima. Da questo punto di vista, la riposta c’è stata: quello che non è arrivato, però, è il risultato. Purtroppo di mezzo, tra la prestazione e la conquista dei due punti, ci si è messo un avversario di tutto rispetto, che ha dimostrato di essere una formazione, per qualità e per ampiezza della rosa, da poter essere considerata a pieno titolo tra le pretendenti al salto di categoria. La Baltur, però, continua a palesare costantemente le stesse incertezze, che ormai si protraggono dall’inizio della stagione: ancora una volta un avvio di gara soft, che è coinciso con una serie impressionante di triple da parte degli avversari, capaci di scavare immediatamente il primo solco della gara. C’è da domandarsi per quale motivo Cento non riesca a scendere in campo con il coltello tra i denti, senza attendere, invece, che l’avversario scappi, prima di reagire e andarlo a riprendere.
Qui, però, arrivano le note positive: la Baltur ha ogni volta dimostrato di essere in grado di rispondere a ogni tentativo di fuga avversario. Queste reazioni denotano attributi e personalità, oltre alla capacità di avere quella forza di reazione, quando ormai la partita sembra avviata su binari negativi.
Anche a Forlì domenica sera, però, nei momenti chiave, quando occorre dare la stoccata vincente, la Baltur si perde. E questo è un altro aspetto su cui lavorare, sebbene la causa non sia sempre l’errore del proprio principale terminale offensivo, oppure per la giocata di un americano che non va a buon fine, magari anche per la bravura del difensore avversario. Più volte, però, accade perché non si riesce a portare alla a conclusione uno dei suoi leader, uno di quei giocatori scelti e ingaggiati per fare la differenza quando la palla scotta.
È noto, per chi segue la palla a spicchi, che il pallone non pesa sempre allo stesso modo ed è proprio in quei momenti che è lecito sperare in una maggiore incisività da parte dei leader biancorossi. In più di un’occasione, in conferenza stampa post-partita, quando venivano sollevate critiche per eventuali iniziative personali da parte di Moreno o Reati nelle giocate decisive, il coach ha sempre preso le loro difese, poiché l’errore va ascritto a chi non ha fatto canestro nell’azione decisiva, o comunque importante nell’economia della partita, ma soprattutto a chi non si è proposto per giocare lui il pallone che scotta, invece di rimanere nell’ombra e lasciare l’incombenza al compagno. Poiché è da loro che ci si attende la capacità e la personalità nel gestire i palloni importanti, nelle fasi decisive della partita. —
Giuseppe Celeghini
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